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«Senza una vera ripresa il mercato del lavoro non ripartirà» / INTERVISTA

Genova - I dati contenuti nell’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro fotografano un mercato del lavoro che fatica ancora a migliorare

Genova - I dati contenuti nell’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro fotografano un mercato del lavoro che fatica ancora a migliorare ma mettono altresì in evidenza un paradosso che, ad un’analisi superficiale, risulta di difficile spiegazione. Da una parte ci sono infatti le ore di cassa integrazione che fanno registrare un deciso aumento, un chiaro effetto della crisi, dall’altra c’è l’aumento degli occupati, un segnale che viceversa farebbe supporre una seppur timida ripresa del mercato del lavoro e dell’economia. La chiave per leggere questa apparente contraddizione la fornisce Franco Bruni, economista e professore della Bocconi, secondo il quale tutte e due le dinamiche dipendono dal fatto che il Jobs Act voluto dal governo Renzi non si applichi ai contratti già in essere ma solo a quelli nuovi.

«Da una parte abbiamo molto contratti a tempo indeterminato che non possono essere modificati, e tanto meno rescissi: questo fa sì che le aziende abbiano della forza lavoro che non risponde alle loro esigenze; di qui la necessità di far ricorso alla cassa integrazione - spiega Bruni - Dall’altra abbiamo una nuove cornice normativa che favorisce le assunzioni e dunque la crescita degli occupati». Per il docente della Bocconi «la Cigs è l’unica forma di flessibilità a disposizione delle aziende», che in quanto tale la sfruttano a fondo. «Senza una crisi aziendale profonda un imprenditore non può fare assolutamente nulla, mentre molte attività andrebbero ammodernate riallocando le risorse - prosegue l’esperto - E questo impedisce all’economia italiana e non solo a quella ligure di ripartire».

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Il Jobs Act invece prevede una batteria di contratti più ordinati che rendono l’assunzione a tempo indeterminato più facile - è il ragionamento di Bruni - e questo spiega il fatto che il mercato del lavoro vada un po’ meglio rispetto al recente passato. Certamente, però, senza una vera ripresa economica sarà impossibile vedere significativi e duraturi miglioramenti dell’occupazione. «Ci sono tanti altri aspetti del mercato del lavoro, oltre a quelli contrattuali, a cui bisognerebbe metter mano per favorire una ripresa sia dell’economia che dell’occupazione - prosegue Bruni - Il più importante dei quali riguarda le retribuzioni. Sono convinto che sia necessario avvicinare le retribuzioni alla redditività, ovvero i dipendenti che producono di più dovrebbero anche esser pagati di più». Il docente dell’università milanese ricorda come questa riforma fosse nell’agenda del premier Renzi ma ricorda anche come sia stata, almeno per ora, accantonata: «Contro questa idea si sono schierati sindacati, politici e persino Confindustria, cioè le imprese, cosa che appare quantomeno strana perché sarebbe nell’interesse degli imprenditori e che mi spiego solo col fatto che i funzionari confindustriali vogliano trattare le cose a Roma».

Per Bruni, dunque, la contrattazione dovrebbe avvenire a livello aziendale e non nazionale o di categoria come avviene ora per molti settori. «Questa riforma va fatta al più presto - conclude Bruni - Spero che il primo ministro, in caso di vittoria al referendum, la rimetta in cima alla lista delle priorità».

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