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Visco: «C’è esagerazione sugli Npl delle banche» / INTERVISTA

Chengdu - Più che l’irritazione è lo stupore che sembra prevalere nei ragionamenti del governatore di Bankitalia Ignazio Visco

Chengdu - Più che l’irritazione è lo stupore che sembra prevalere nei ragionamenti del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, per l’esagerata rappresentazione sui crediti deteriorati delle banche che tracciano un quadro errato, dipinto su un problema di «sistema italiano» inesistente e che si limita ad alcuni istituti per un ammontare di 7-8 miliardi di euro. Al termine del G20 finanziario, «fiducioso» sulla soluzione in tempi brevi, Visco ricostruisce con l’Ansa i passaggi di una vicenda di cui si è parlato «abbastanza» a Chengdu, «non nelle sessioni plenarie ma ai margini con molti dei partecipanti perché interessati». Tutti, osserva, «vedono le copertine dell’ Economist che sono una grande esagerazione, non capiscono qual è il problema. Si parla di questi dati aggregati (sugli Npl, ndr) che sono francamente sbagliati perché la maggior parte di questi ha a fronte garanzie importanti». «Si parla di 360 miliardi di euro di crediti deteriorati: questo sui giornali, ma non si tiene conto che una gran parte è già stata svalutata nei bilanci e che, fuori da questa, solo una parte del totale è veramente a rischio, cioè le sofferenze. Il resto è la parte che una volta si chiamavano incagli». Una fetta di questi può tornare in bonis, i residui restano problematici.

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«Se si tiene conto che nei bilanci c’è già una svalutazione, sono circa 87 miliardi e sono dell’intero sistema. La parte più consistente non ha problemi nel trattarli nel corso del tempo anche sfruttando i provvedimenti che sulle insolvenze (le misure del governo, tra cui il recupero crediti, ndr). Restano problemi per una serie di banche, che sono note, non moltissime». Visco rimanda alle stime di inizio mese nell’intervento fatto all’Abi. «Le sofferenze, in complesso, sono un quindicina di miliardi: sono le nette, cioè quanto hanno messo nei loro bilanci» le banche con carenze patrimoniali Quanto vale il timore sui mercati finanziari? «Una quota dei 15 miliardi. Nel peggiore dei casi la metà, 7-8 miliardi. Parliamo di qualcosa sicuramente rilevante, ma non di crisi del sistema bancario italiano, come debolezza straordinaria di tutta l’economia europea». È un sistema fatto di banche, spesso piccole, che ha pagato una recessione molto forte, «durata a lungo e che ha fatto scendere la produzione industriale del 25% e il Pil del 10% e che sta esaurendo i suoi effetti. Tant’è - aggiunge - che stiamo vedendo un miglioramento anche sul fronte delle sofferenze». Sugli sviluppi, Visco si dice «fiducioso, si deve risolvere in tempi brevi questa particolare situazione. Ma mi sembra che molte indicazioni di stampa indicano quanto si stia lavorando al riguardo».

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Allo stesso tempo, «c’è da chiarire con molta forza che non c’è da affrontare il problema delle banche italiane come di sistema, piuttosto di problema di alcune banche». Sul calo delle quotazioni di Borsa dei titoli bancari, il governato individua la Brexit, un posizione espressa anche nei lavori del G20: i titoli del comparto sono scesi «del 14% in Europa e del 17% in Italia». Il fenomeno sconta il fatto che gli investitori vedono meno margini di profitti sulle banche a causa della Brexit. Di riflesso i titoli cedono. A fine G20, anche il commissario Ue agli affari economici e monetari Pierre Moscovici si è detto «fiducioso che fra l’Ue e l’Italia» possa essere trovata la quadra sui crediti deteriorati «nell’ambito delle regole» europee. Moscovici, in tal senso, ha ricordato i «contatti in corso» fra Roma e la dg concorrenza e precisato che nel summit di Chengdu le autorità italiane hanno fornito quadro e numeri rassicuranti del tema.

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