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Tesauro: «La Bce apprezzi gli sforzi di Carige» / INTERVISTA

Roma - «L’aumento di capitale? Vedremo se sarà necessario. Volevano farci svendere i crediti deteriorati»

Genova - Nelle sue vite precedenti, di Genova conosceva giusto il mare. Dopo l’università, la Corte di Giustizia europea, l’Antitrust e la Corte costituzionale a 74 anni Giuseppe Tesauro era tornato a Napoli per fare il professore emerito. Una mattina lo chiama Vittorio Malacalza e gli cambia i piani: lo vuole presidente del rilancio di Carige. Dopo anni di scandali e una gestione a dir poco allegra, non è un lavoro da pensionando. Il 29 luglio la banca genovese sarà oggetto di uno stress test parallelo dell’Autorità bancaria europea e della Bce sugli istituti di media dimensione.

Tesauro, è vero che avete contestato i parametri degli ispettori europei?
«Al netto delle chiacchiere è vero che negli ultimi quattro mesi abbiamo avuto un confronto costante con Francoforte. Naturalmente capita che i punti di vista non collimino del tutto, ma se non fosse così, che dialogo sarebbe?»

È vero che secondo voi per Carige gli stress test sono penalizzanti?
«Abbiamo presentato un piano industriale molto ambizioso, vorremmo poterlo realizzare. Mi piacerebbe che Francoforte tenesse in seria considerazione la discontinuità che si è prodotta, nel management e negli azionisti. Malacalza è uno di quegli imprenditori viene dall’economia reale e che nella vita non ha mai giocato al Monopoli».

Lei crede come il presidente Abi Patuelli che gli stress test sono un esercizio astruso?
«Non vorrei parlare di questo, dico solo che se pecchiamo in qualcosa, è in concretezza rispetto a chi vorrebbe che offrissimo soluzioni magiche. Anche i numeri vanno interpretati, ogni tanto».

Beh, visti i trascorsi non propriamente edificanti non crede che la banca meriti un occhio di riguardo delle autorità di vigilanza?
«La discontinuità è stata tale dal fugare qualunque dubbio sul nostro lavoro».

Carige però ha problemi simili a quelli di Mps con un tasso di crediti deteriorati alto rispetto al patrimonio. Non fa bene la vigilanza Ue a spronarvi?
«Anzitutto la situazione di Mps è molto diversa, per quantità e qualità. Quello dei crediti deteriorati è un problema anche di tempi, come ha ricordato di recente il governatore Draghi. Bisogna essere decisi, ma non frettolosi, sennò si fanno danni. Alcuni mesi fa alcune sirene ci suggerivano di correre, poi abbiamo fatto una ricognizione di quei crediti e i valori sono cambiati. Col senno del poi possiamo dire di aver fatto bene, perché li stavamo svendendo».

Quindi non temete di essere costretti ad un nuovo aumento di capitale?
«Vedremo se sarà necessario, se lo sarà l’assemblea degli azionisti lo deciderà».

Lei prima accennava alla vendita di un grosso pacchetto di crediti deteriorati al Fondo Apollo, poi tramontata. Ai vecchi manager e allo stesso Fondo Apollo avete fatto una causa di risarcimento da 1,2 miliardi per la vendita del vostro ramo assicurativo. Una cifra enorme. Come mai?
«Diciamo che c’erano segnali di comportamenti non condivisibili, e in quel momento i nostri legali hanno quantificato quel danno. Poi naturalmente la decisione spetterà ai giudici».

Il vostro piano industriale prevede la riduzione di circa un decimo dei vostri dipendenti. C’è chi sostiene che sarebbe necessario fare di più. Non è così?
«Voglio anzitutto rassicurare i dipendenti di Carige: non ci saranno licenziamenti, al massimo un piano di esodi incentivati. In ogni caso il problema non è il numero dei dipendenti, semmai la produttività: stiamo facendo grossi sforzi».

Ci sarà la fusione fra Carige e Carige Italia?
«Ci stiamo riflettendo, credo si farà».

La scorsa settimana in una sentenza dedicata al caso sloveno la Corte di Giustizia ha confermato il principio del bail-in, il salvataggio delle banche con il contributo di azionisti e obbligazionisti. È un principio giusto?
«In quella sentenza i giudici non avevano margini per dire molto di più. Il principio è corretto, ma applicato così è troppo duro. Sarebbe stato utile trovare un miglior equilibrio fra tutela dei contribuenti e stabilità del sistema. Sono d’accordo con il governatore Visco: si sarebbe dovuto individuare un periodo transitorio per mettere le persone nelle condizioni di prendere piena consapevolezza del nuovo regime».

Si metta il cappello del guardiano della concorrenza: gli aiuti di Stato non sono una distorsione del mercato? Non è giusto - come dice di voler fare il commissario Vestager nel caso Mps - imporre ad azionisti ed obbligazionisti il pagamento di un onere?
«In linea di principio gli aiuti di Stato sono un problema per la concorrenza, ma talvolta possono essere necessari o perfino opportuni. Ci vuole una analisi economica degli effetti delle decisioni dell’autorità europea: fino a qualche anno fa non si facevano, ora le cose iniziano a cambiare. Vale per le operazioni di concentrazioni, per gli abusi di posizione dominante, e per la eventuale concessione degli aiuti di Stato».

Cioè sta dicendo che la Vestager dovrebbe essere più flessibile?
«Se ci sono rischi per la stabilità, devono essere valutati con un minimo di ragionevole flessibilità. Ma mi pare che il commissario l’abbia già fatto».

La Bce teme un rischio domino in conseguenza di un taglio delle obbligazioni Mps. Dicono che è troppo grande perché non impatti su tutto quel mercato. Lo pensa anche lei?
«È un rischio da valutare».

Nel caso Mps la Commissione è orientata a tutelare anzitutto chi ha acquistato le obbligazioni allo sportello, meno i cosiddetti investitori istituzionali, persino nel caso in cui i titoli di questi ultimi siano più protetti. Ora si metta il cappello del banchiere: non crede che ciò possa causare una fuga di capitali, come accaduto in Portogallo dopo il caso Novo Banco?
«Prendere decisioni di questo tipo è sempre difficile: non vorrei essere nei loro panni. Occorre fare una scelta, e in questa materia la Commissione ha un’ampia discrezionalità».

Una decisione politica. Non è così?
«In senso tecnico la Commissione non è un organo politico, semmai tecnico, di intermediazione degli interessi. La sua indipendenza passa anche da qui».

Lei è tifoso del Napoli: dica la verità, pensavate di avere un nuovo Maradona sotto il Vesuvio e invece Higuain vi ha abbandonato per la Juventus.

«Non mi faccia dire nulla. Ha 29 anni, nel calcio vige la legge della concorrenza, figuriamoci se la contesto io. Però avrei preferito andasse a giocare all’estero, che so, in Inghilterra. Per alcuni sarà una sofferenza vederlo qui».

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