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Ilva, scade domani l’ultimatum di Melucci

Taranto - È domani a mezzogiorno la scadenza che il sindaco di Taranto,Rinaldo Melucci, ha fissato per gli enti controllori in materia di ambiente e salute (Ispra, Arpa Puglia, Istituto Superiore di Sanità e Asl Taranto) per sapere qual è la situazione ambientale nella città pugliese

Taranto - È domani a mezzogiorno la scadenza che il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha fissato per gli enti controllori in materia di ambiente e salute (Ispra, Arpa Puglia, Istituto Superiore di Sanità e Asl Taranto), ma anche ai ministeri Ambiente e Sviluppo economico, per sapere, con dati aggiornati, quale è la situazione ambientale a Taranto e se le emissioni provenienti dalle stabilimento ex Ilva, ora Arcelor Mittal, costituiscono un pericolo sia per la popolazione che per i lavoratori siderurgici. In base alle risultanze che avrà, il sindaco deciderà, ma non a stretto giro, se firmare o meno l’ordinanza - di cui è pronta la bozza - che intima lo stop agli impianti siderurgici ritenuti inquinanti. Da quanto si apprende, domani Ispra e Arpa Puglia invieranno al sindaco un rapporto congiunto.Questo per la parte ambientale. Per quella sanitaria, invece, si attendono le comunicazioni dell’Asl.

Essendo autorità sanitaria, il sindaco può infatti emettere provvedimenti urgenti (l’ordinanza di fermata degli impianti), oppure chiedere la riapertura e il riesame dell’Aia, a fronte di manifeste e acclarate criticità di natura sanitaria circa la salute dei cittadini. Da rilevare che anche la Regione Puglia ha chiesto al ministero dell’Ambiente il riesame dell’Aia per lo stabilimento siderurgico ma il dicastero guidato dal ministro Sergio Costa ha detto che il riesame può avvenire solo dopo che la Regione avrà rielaborato il piano per la qualità dell’aria.

Nei giorni scorsi l’associazione ambientalista Peacelink ha dichiarato, sulla base di dati Arpa Puglia, che l’inquinamento all’interno e all’esterno dell’acciaieria è in risalita negli ultimi mesi, raffrontati con gli stessi del 2018. Messa sul banco degli accusati, Arcelor Mittal ha risposto che le emissioni sono a norma, che la produzione non è aumentata, nemmeno nelle cokerie - uno dei reparti più impattanti della fabbrica - e che l’azienda sta portando avanti, nei tempi e nelle modalità fissate, il piano ambientale, a partire dalla costruzione della copertura dei parchi minerali (giorni fa è stato ultimato il terzo arco). Al di là delle diverse posizioni tra ambientalisti e azienda, è evidente che solo dai report che arriveranno domani in Municipio si capirà che direzione prenderà la vicenda.

Alla luce della chiusura (anche qui per ordinanza) di due scuole del rione Tamburi in quanto vicine alle collinette ecologiche Ilva sequestrate dalla Procura per inquinamento, è circa un mese che il sindaco di Taranto ha impresso un’accelerazione alla questione ambientale. Non esclude la chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria (è l’area che comprende parchi minerali, altiforni e acciaierie, il cuore della produzione) e annuncia esplicitamente che è pronta da firmare l’ordinanza di stop. Che è quello che attendono movimenti e associazioni che rivendicano da tempo la chiusura della fabbrica. Realtà i cui esponenti sono stati venerdì scorso in presidio sotto la sede dell’Asl Taranto e che domani faranno altrettanto sotto Palazzo di Città.

Gli stessi soggetti, all’insegna dello slogan “Ancora Vivi”, hanno promosso un presidio il 4 maggio all’esterno dell’ex Ilva chiamando a parteciparvi anche movimenti diversi come i No Tap e i No Tav e quelli che hanno partecipato al corteo a Roma lo scorso 23 marzo. Ieri gli esponenti di Ancora Vivi sono stati a Roma per illustrare la causa di Taranto ed «essere accolti da un’assemblea consapevole e pronta a dare solidarietà - commentano - è la conferma che siamo sulla strada giusta».

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