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Costa: «Sull’Ilva approfondire le bonifiche»

Il governo alza il tiro sul’Ilva e alla futura proprietà chiede di più: sia sul piano ambientale che su quello occupazionale. Le proposte avanzate da Arcelor Mittal al vecchio governo non bastano più e il nuovo ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ne chiede altre «fortemente migliorative»

Roma - «Per l’Ilva c’è bisogno di approfondire il discorso ambientale» e «capire bene la messa in sicurezza permanente e le bonifiche in che direzione vanno» e anche «in che tempi si fanno». Lo afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ad Agorà estate: «Il lavoro è in parte pianificato - osserva - stiamo approfondendo la parte ambientale» e «capire se il cittadino è libero di respirare bene», comunque «salvaguardando sempre il lavoro». Il governo alza il tiro sul’Ilva e alla futura proprietà chiede di più: sia sul piano ambientale che su quello occupazionale. Le proposte avanzate da Arcelor Mittal al vecchio governo non bastano più e il nuovo ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ne chiede altre «fortemente migliorative».

Dal punto di vista della tutela del lavoro, il piano presentato dalla società «non è in linea con le attese, servono garanzie certe», mentre per quanto riguarda l’ambiente anche se ci sono delle novità «non sono soddisfacenti», insiste il ministro che ricorda di voler tutelare contemporaneamente sia l’occupazione che il diritto dei tarantini a respirare. Un atteggiamento, quello di Luigi Di Maio, che spacca i sindacati. L’aver chiesto all’azienda un cambio di posizione rispetto al passato trova d’accordo i metalmeccanici della Fiom Cgil e della Uilm, mentre la Fim Cisl resta distante: «Il tavolo di trattativa si era interrotto lo scorso 10 maggio proprio perché l’azienda non era disposta a cambiare posizione e per noi quelle condizioni erano irricevibili», ricorda il segretario generale della Fiom, Francesca Re David, a cui fa eco la Uilm di Rocco Palombella: «Dobbiamo lavorare per raggiungere un’intesa, se il governo vuole modificare il piano industriale e quello ambientale migliorandoli, noi non possiamo che essere d’accordo». Al ministro Di Maio, invece, Marco Bentivogli della Fim Cisl chiede di fare «di più e di meglio», riportando l’attenzione soprattutto sulla ristrettezza dei tempi. Su questo fattore però, tornano tutti d’accordo, sia le tre sigle sindacali che il ministro. I sindacati «hanno ragione, i tempi sono strettissimi e io non voglio assolutamente sminuire questo fattore. Ogni ora che passa sento la responsabilità di quello che stiamo facendo», ha infatti ribadito il ministro che durante il tavolo ha considerato il mese di luglio come quello decisivo per poter realizzare un’intesa. Si lavora quindi per la ricerca di soluzioni condivise e non per la chiusura dello stabilimento tarantino: «Non voglio minacciare nessuno, non sarebbe corretto, anche perché abbiamo appena finito un incontro cordiale e ringrazio sicuramente sia le parti sindacali che la proprietà», ha rassicurato Di Maio. L’attesa adesso è per l’eventuale rilancio da parte di Arcelor Mittal che, col vecchio governo, era rimasta ferma sul mantenimento di 10 mila dipendenti sugli attuali 13.800. Una proposta bocciata dai sindacati che chiedevano con forza - e continuano a farlo - il pieno mantenimento occupazionale.

Sull’ambiente invece l’intenzione manifestata dalla nuova proprietà era quella di investire, per il miglioramento delle performance dell’Ilva e per il suo impatto sulle comunità locali, una cifra di 1,15 miliardi.


A GENOVA

«Il governo raccoglie le critiche del sindacato sull’operazione che Mittal vuole portare avanti su Ilva. È questo in sintesi il risultato dell’incontro di ieri tra il ministro dello Sviluppo economico e Fim Fiom Uilm sulla vertenza». Lo afferma Bruno Manganaro, segretario generale Fiom Cgil Genova secondo il quale «il ministro ha posto una serie di perplessità circa gli accordi sottoscritti con il gruppo da parte del precedente esecutivo, dichiarando di voler ridiscutere con Mittal le questioni su ambiente e occupazione e chiedendo al gruppo maggior impegno su entrambi gli aspetti».

Durante l’incontro la Fiom Cgil ha posto l’attenzione sull’accordo di Programma genovese, ribadendo come la sua attuazione sia l’unica strada per garantire il futuro dello stabilimento di Cornigliano, afferma Manganaro sottolineando che anche questa osservazione è stata raccolta «con attenzione» dal ministro il quale si è preso l’impegno di convocare le parti in tempi rapidi.

La Uilm ha condiviso l’impostazione data dal ministro allo Sviluppo economico Luigi Di Maio nell’incontro con i sindacati Ilva sia sul piano ambientale che sui miglioramenti occupazionali: «A tale proposito abbiamo evidenziato le incongruenze poste da Mittal sia sul piano industriale che occupazionale», afferma Antonio Apa, segretario generale Uilm Genova secondo il quale «sul piano industriale non ci si può proporre una crescita dei volumi e minore occupazione, questi sono stati gli elementi fondamentali che non ci hanno consentito di fare l’intesa con Mittal. Per questo abbiamo sollecitato il governo ad accelerare le condizioni che lo stesso deve porre a Mittal in quanto le tempistiche non sono ininfluenti, noi ci auspichiamo che entro luglio ci sia la svolta», sottolinea Apa, secondo il quale «il ministro ha riconfermato che non vi è nessuna chiusura dei siti per questo è necessario che lo stesso acceleri le richieste a Mittal in modo da riprendere rapidamente il negoziato». «Negoziato - ribadisce - che per la Uilm deve salvaguardare tutti i 13.700 addetti più l’indotto».

«Oggi le cose dette al tavolo dal ministro Di Maio sono state molto generiche, è stata una semplice informativa. Il fatto è che dopo 40 giorni dall’insediamento, il governo ha palesato ancora la necessità di studiare le carte per avere un quadro dettagliato». Lo afferma il segretario generale della Fim Cisl Liguria Alessandro Vella secondo il quale il ministro ha parlato di «generiche richieste all’azienda per fare di più su fronte ambientale, tecnologico e su occupazione ma senza spiegarle nel merito. Per quanto riguarda il tema dell’ambiente, va bene che si voglia fare meglio, ma le prescrizioni dell’Aia sono le più rigide oggi esistenti in Europa in termini di sicurezza e ambiente, quindi sarebbe bene capire cosa intenda il Ministro quando dice «fare di più», afferma Vella, spiegando che «resta fondamentale avere garanzie occupazionali per tutti i lavoratori dei siti, e queste ancora non sono arrivate; soprattutto perché il ministro Di Maio ha di nuovo dribblato la domanda delle domande, e cioè se si sta lavorando per l’ambientalizzazione del sito e il suo rilancio industriale e produttivo, o se ha intenzione di chiudere per fare altro.

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