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«Ilva strategica nel consolidamento europeo» / INTERVISTA

Genova - Un ulteriore passo verso il consolidamento in un settore che già ha visto fasi di aggregazione importanti negli ultimi dieci anni, «ma proprio per questo Ilva potrebbe diventare ancora più strategica nei piano di ArcelorMittal» Così Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica

Genova - Un ulteriore passo verso il consolidamento in un settore che già ha visto fasi di aggregazione importanti negli ultimi dieci anni, «ma proprio per questo Ilva potrebbe diventare ancora più strategica nei piano di ArcelorMittal». Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica, guarda alla fusione tra Tata Steel e Thyssenkrupp come a una chance in più per il progetto di risanamento ambientale e rilancio dell’Ilva da parte di Mittal, aggiudicatario degli stabilimenti di Genova, Taranto e Novi Ligure in attesa di capire come finirà la partita dopo la proroga al 15 settembre della gestione commissariale del gruppo.

A fronte dell’operazione di fusione Tata-Thyssen il peso (relativo) di Ilva, a suo avviso, aumenta?

«Per competere a livello continentale avere a disposizione un polo siderurgico delle dimensioni di quello italiano può costituire un fattore competitivo importante. Non dimentichiamo che Ilva è la più grande acciaieria d’Europa. L’attenzione dalla tematica della sicurezza sul lavoro e dell’ambiente non deve però essere distolta, anzi. Una competizione tra colossi di quelle dimensioni rende relativo il tema investimenti».

Dice che Mittal potrebbe decidere di investire più di quanto già previsto da piano pur di acquisire il siderurgico italiano?

«Perché no? Se le condizioni saranno buone a livello di domanda di mercato, Ilva può fare la differenza nella competizione tra colossi per dimensione degli impianti».

Lei ha detto che «l’Italia e l’industria italiana hanno bisogno dell’Ilva». Ci spiega perché?

«Un Paese che fonda la più parte delle sue esportazioni sulla componente metalmeccanica ha nell’intera filiera della metalmeccanica, a partire dalla produzione della materia prima acciaio, il fondamento della sua stessa attività. Se un Paese può basarsi sulla produzione costante e continua di acciaio ha disposizione, sin dalla radice, la filiera di produzione metalmeccanica, dai primi semilavorati: billette, nastri, lamiere, fogli. E dove c’è siderurgia c’è attenzione alla filiera metalmeccanica.

Una Ilva risanata che produce non più in perdita che cosa rappresenta?

«Uno dei motivi per venire a fare metalmeccanica in Italia e per comprare componenti metalmeccanici in Italia. In passato era così, la presenza di Ilva - un fornitore di altissima qualità, notorietà, affidabilità e soprattutto di grandissimo volume - è stata determinante per lo sviluppo dell’industria metalmeccanica del Paese».

Il settore metalmeccanico occupa 1,6 milioni di addetti e produce ricchezza (valore aggiunto) per 100 miliardi.

«La siderurgia fa riferimento a filiere molto vaste e composite con produzioni sofisticate, che contengono elettronica e meccatronica, si pensi all’automotive ad esempio».

L’industria italiana compra già acciaio da altri produttori esteri. Se Ilva chiudesse che cosa accadrebbe?

«Le nostre produzioni sarebbero ulteriormente gravate da tempi e costi che le rendono meno competitive e che per questo vanno ridotti, non aumentati. È fortemente non auspicabile che Ilva chiuda».

Quali sono le peculiarità del settore metalmeccanico in Liguria?

«L’esperienza accumulata grazie alla forte e radicata presenza dell’Ilva è stata messa a frutto su acciai più sofisticati. Lungo la regione ci sono produzioni di altissima qualità e complessità realizzativa che dimostrano che dove c’è sapere, conoscenza, c’è filiera. Nel Tigullio, per esempio, c’è Arinox, è uno degli stabilimenti più importanti al mondo nell’ambito della laminazione di precisione dell’acciaio inossidabile. Inoltre la Liguria può contare sulla presenza dei porti, che permettono l’arrivo di materie prime e componenti che attraverso modalità intermodale raggiungono le imprese del Piemonte e della Lombardia»

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