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Novi chiama Genova: «Per Ilva lottiamo uniti»

Novi Ligure - «Non c’è solo Taranto.Gli stabilimenti Ilva di Genova e Novi rivestono una grande importanza per il tessuto produttivo locale. Non possiamo limitarci ad attendere». Il sindaco di Novi Rocco Muliere lancia un appello al primo cittadino di Genova, Marco Bucci

Novi Ligure - «Non c’è solo Taranto. Gli stabilimenti Ilva di Genova e Novi rivestono una grande importanza per il tessuto produttivo locale. Non possiamo limitarci ad attendere». Il sindaco di Novi Rocco Muliere lancia un appello al primo cittadino di Genova, Marco Bucci, per «intraprendere insieme un’iniziativa istituzionale tesa a trovare un percorso rivolto allo sblocco della difficile situazione del gruppo Ilva». Muliere ha chiesto un incontro a Bucci, per sedersi attorno ad un tavolo e fare fronte comune. Bucci aveva indicato una data, il 19 aprile, salvo poi rinviare l’incontro. «Capisco che amministrare Genova sia più impegnativo che amministrare Novi, ma ritengo che sia importante tracciare in qualche modo una linea d’azione comune», dice Muliere.

La cordata Arcelor Mittal che si è aggiudicata l’Ilva, commissariata, ha previsto nel piano industriale investimenti per 1,25 miliardi. A Genova e Novi potrebbero andare “briciole”. Di mezzo c’è la valutazione dell’Antitrust dell’Unione europea, che dovrebbe pronunciarsi entro il 23 maggio. «La notizia – spiega il sindaco novese – può far pensare ad un’evoluzione positiva della vicenda, ma è nostro dovere rimanere vigili e dare il nostro contributo, per quanto ci compete, a trovare una soluzione». Quale iniziativa potrebbe partire da Novi e Genova? «Lo decideremo insieme», risponde Muliere. Resta il fatto che l’interlocutore istituzionale, per i due comuni, resta il governo, che in questo momento non c’è.

Lo scorso ottobre, quando divenne ufficiale la notizia dell’acquisizione del gruppo Ilva, Muliere aveva incontrato i sindacati ed esortato le istituzioni a vigilare, per esorcizzare il rischio di un ridimensionamento dello stabilimento novese, dove avviene il processo di laminazione e zincatura. Nel piano industriale iniziale si prevedevano una trentina di esuberi, su 800 dipendenti. I sindacati, al contrario, hanno sempre sostenuto che non ci sono esuberi.

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