SERVICES

Ilva nel 2018 diventa ArcelorMittal

Roma - Il primo novembre 2018, dopo 113 anni, Ilva ammaina la bandiera italiana ed entra a far parte di un colosso multinazionale, ArcelorMittal, nato nel 2006 dalla fusione della francese Arcelor e dell’inglese Mittal Steel

Roma - Il primo novembre 2018, dopo 113 anni, Ilva ammaina la bandiera italiana ed entra a far parte di un colosso multinazionale, ArcelorMittal, nato nel 2006 dalla fusione della francese Arcelor e dell’inglese Mittal Steel.

La vecchia insegna viene sostituita dal nuovo marchio ArcelorMittal Italia. Per la multinazionale con sede a Lussemburgo, stabilimenti in tutta Europa e guidata dalla famiglia indiana Mittal, è un successo inseguito da anni. Per Ilva la fine di un percorso accidentato durante il quale più volte il siderurgico di Taranto (la più importante acciaieria a caldo d’Europa) ha rischiato di essere chiuso. Nel corso degli anni, infatti, Ilva è diventata il simbolo della fabbrica che inquina e uccide.

Nel 2005 l’Ilva di Cornigliano chiude la produzione a caldo (quella più inquinante) che rimane solo a Taranto. Una ferita per i tarantini. Il caso Ilva diventa eclatante nel 2012 quando la magistratura dispone il sequestro dell’acciaieria per gravi violazioni ambientali e l’arresto dei suoi dirigenti, di Emilio Riva e di suo figlio Nicola.

Da quel momento, per i governi che si sono succeduti, Ilva diventa una sfida da vincere con l’obiettivo di coniugare il diritto alla salute, la tutela dell’ambiente e mantenere viva la produzione di acciaio, materia prima fondamentale per le aziende italiane manifatturiere.

Sottratta ai vecchi proprietari Riva, l’Ilva viene commissariata. Il primo commissario governativo è Enrico Bondi al quale succederà Piero Gnudi. All’inizio del 2015 Ilva viene ammessa alla procedura in Amministrazione Straordinaria. I commissari diventano tre: resta Pietro Gnudi al quale si affiancano Enrico Laghi e Corrado Carrubba. Un anno dopo, a inizio 2016, si apre la procedura per il trasferimento degli asset aziendali attraverso un bando internazionale. Alla fine in corsa restano due cordate.

Una cordata italiana col nome Acciaitalia e un’altra AmInvestco nata dalla joit-venture fra l’italiana Marcegaglia e ArcelorMittal. Alla cordata tricolore partecipano Cassa Depositi Prestiti, l’italiana Arvedi, la holding della famiglia Del Vecchio Delfin, a questi gruppi va a unirsi il gruppo indiano Jindal South West (JSW). Alla fine vincitrice risulta la joit venture AmInvestco considerata dai commissari la cordata che ha presentata il piano industriale e ambientale migliore.

Vinta la gara partono le trattative con i sindacati. Un confronto che risulta subito in salita per l’alto numero di tagli chiesto dai nuovi proprietari (4.000 esuberi e 10.000 assunti). Il Governo Gentiloni con il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda e il vice ministro Teresa Bellanova cercano di mediare e di chiudere l’acquisizione prima della fine della legislatura. Su Ilva pendono infatti le minacce del Movimento 5 Stelle in campagna elettorale promette ai tarantini la chiusura dell’Ilva.

Vinte le elezioni il vicepremier Luigi di Maio, dopo aver letto le 27.000 pagine del pesante dossier Ilva, si convince che l’Ilva non si può chiudere e continua la trattativa con Arcelor Mittal. Il 6 settembre 2018 arriva l’accordo, fin da subito vengono assunti in 10.700. Non ci sono esuberi perché gli altri lavoratori restano in Amministrazione Straordinaria ovvero vengono incentivati all’uscita. L’accordo raggiunto ottiene un voto plebiscitario dai dipendenti.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››