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«Leonardo prepara la sfida a Est» / COLLOQUIO

Genova - Parla il direttore commerciale del gruppo. Mariani: «Raddoppieremo la presenza estera. Nulla da invidiare a Naval Group. Difesa, valutiamo accordi con gli Usa».

Genova - Leonardo guarda all’Asia, al Medio Oriente e ad alcune zone selezionate dell’Africa per tornare a crescere. Lo fa investendo sulla rete commerciale, progettando il raddoppio della propria presenza fuori dai confini nazionali tra uffici, joint venture e società controllate, in Paesi considerati luoghi di «buone opportunità» come l’Australia, la Thailandia, ma anche l’Algeria e l’Egitto. Lorenzo Mariani, il nuovo direttore commerciale al quale l’ad Alessandro Profumo ha assegnato il compito di rilanciare l’azienda sui mercati nazionali e internazionali, al Secolo XIX racconta come il gruppo dell’aerospazio e difesa lavora alla svolta che il piano industriale fissa tra il 2020 e il 2022.

Fincantieri-Naval Group
Rispetto all’alleanza militare tra l’italiana Fincantieri e la francese Naval Group di cui è azionista il produttore di sistemi Thales, Mariani, oggi alla guida della strategia commerciale dopo aver costruito la sua carriera proprio sui sistemi navali e sull’elettronica, risponde secco a chi sostiene che Leonardo abbia «problemi di prodotto». «Il mondo industriale italiano costituito da Leonardo e da tutta la filiera delle Pmi non ha nulla da invidiare al mondo francese. - scandisce l’ingegnere - Se qualcuno dice che abbiamo problemi di prodotto riporta un’opinione personale. Orizzonte Sistemi Navali consentirebbe di trovare, intorno a un’entità condivisa, un riassetto delle capacità italiane prima di presentarsi a un tavolo (francese) già riassettato perché Thales fa parte di Naval Group. Se questo non sarà possibile, una soluzione è stabilire una relazione univoca e ben determinata tra Leonardo e Fincantieri, partendo dall’accordo del 2014. Quell’accordo andrà arricchito della componente che riguarda il rapporto tra Leonardo e Naval Group». Il manager dice che sul militare «non sono in discussione» principi fondamentali come quello per cui la nave debba avere «un solo responsabile, Fincantieri». «Ma esiste una differenza di sistema tra Italia e Francia. - aggiunge - In Francia il sistema di combattimento è in parte in Thales e in parte in Naval Group; in Italia è tutto in Leonardo e niente in Fincantieri. Sarebbe quindi un’anomalia se si parlassero solo Fincantieri (un’entità che può parlare solo di navi) e Naval Group (entità che invece può parlare di navi e di elettronica). Il governo questa anomalia l’ha colta. Leonardo è partner di Thales nello spazio, ma competitor su radar, sistemi di comando e controllo, comunicazioni: settori in cui non abbiamo alcun tipo di problema di prodotto, pur continuando a investire».

Leonardo nel mondo

I 12 miliardi di ricavi di Leonardo oggi arrivano per poco meno della metà dall’estero. Sui 16 miliardi previsti a fine piano si prevede che i mercati esteri arriveranno a contribuire per un 60% almeno. La one company costruita dall’ex ad Mauro Moretti lascia in eredità un gruppo che ha «fatto un grosso passo avanti in termini di immagine, efficacia ed efficienza industriale», dice Mariani. Ma sul mercato le divisioni sono andate «frammentate» e questo rende necessario «un super account manager per il mercato italiano» e sull’estero l’urgenza «di farsi rivedere». Il piano prevede che tra uffici, joint venture e società controllate Leonardo passi dalle 25 presenze estere di fine 2017 a più del doppio a fine piano. «Delle 25-30 realtà che apriremo, dieci sono programmate nel 2018-2019». Le priorità sono Indonesia, Australia, Thailandia. «In Medio Oriente siamo già presenti: Qatar, Bahrein, Kuwait, Arabia Saudita. In Africa siamo presenti in Algeria, dove stiamo creando una jv, in Egitto ci sono importanti opportunità e stiamo aprendo un ufficio, così come in Angola».

Produzioni liguri

La storica Oto Melara della Spezia promette risultati: «Il cannone 76 millimetri sovraponte è un oggetto già venduto nell’ambito della Legge navale italiana. - dice Mariani - Non appena sarà qualificato dalla nostra Marina sarà offerto anche nelle gare internazionali». Il munizionamento guidato è una famiglia di prodotti rispetto ai quali Leonardo sta valutando «accordi con l’industria americana, ci sono dialoghi in corso». Sul terrestre il gruppo si muove su «linee coerenti con lo sviluppo europeo» e se è vero che il segmento ha sofferto negli ultimi anni, Mariani spiega che «la pianificazione è tornata ed è tale da garantire uno zoccolo duro» avendo presente che «i carri del futuro non saranno fatti solo dall’Italia, perciò è giusto aprirsi a Paesi come Francia e Germania».

Ci sono poi produzioni di nicchia come l’automazione industriale «che richiedono investimenti in prodotto e promozione di mercato - conclude il manager - perciò lavoriamo, ma senza angoscia perché le cose vanno bene, a partnership di sviluppo che non ci facciano perdere la centralità del business». Su cybersecurity e cyberdefence si prospettano «tra le 5 e le 10 opportunità concentrate in Medio ed Estremo Oriente». Sul sistema satellitare Galileo, Leonardo sta negoziando nuovi contratti a fronte di un incremento del lavoro dovuto all’uscita dal consorzio (causa Brexit) di un fornitore inglese: «Contiamo di chiudere entro l’anno».

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