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«Genova e Liguria, Dubai è pronta a investire» / INTERVISTA

Genova - La visita del ministro dell’economia emiratino. Il sultano Al Mansouri visita la città: «Interessati al Blue Print, alla tecnologia e al capitale umano».

Genova - Blue Print, Iit, la partecipazione all’Expo 2020 ma anche alcuni eventi allo studio della Camera di commercio genovese, come il Mirabilia sul patrimonio Unesco e un possibile Salone delle barche da lavoro nel 2019: ieri la delegazione degli Emirati arabi, guidata dal ministro dello Sviluppo economico, Sultan Al Mansouri, ha incontrato i rappresentanti delle principali aziende del territorio, il governatore Giovanni Toti con l’assessore Edoardo Rixi, il presidente della Ccia Paolo Odone e il sindaco Marco Bucci.

Ministro, quali sono gli interessi tra Dubai e Liguria?

«Una premessa: il nostro obiettivo è la diversificazione dal petrolio, che oggi comunque vale solo il 27% del nostro prodotto interno lordo. Dunque abbiamo individuato una serie di strade alternative per la crescita degli Emirati: ricerca (che dovrà essere il 5% del nostro Pil al 2021), formazione, salute, fonti rinnovabili (e questo è un messaggio che come Paese diamo al mondo), tecnologia, aerospazio, logistica. La Liguria è una regione di porti, e l’Italia è un ponte tra il Medio Oriente e l’Europa».

Della Liguria cosa vi interessa di più?

«Tre cose: la prima è l’immobiliare. Genova dovrà affrontare un nuovo masterplan, e questo lo troviamo di grande interesse sotto il profilo degli investimenti e dei sistemi di costruzione che possiamo offrire, riconosciuti tra i migliori al mondo. In secondo luogo la tecnologia, e più in generale l’importazione di conoscenze e capitale umano. Un esempio: stiamo rivedendo il piano della Dubai Maritime City, il nostro polo marittimo, proprio perché ci siamo accorti che era troppo virato sull’immobiliare, mentre abbiamo bisogno di puntare di più sulle capacità».

Leonardo, Ansaldo, Esaote, Malacalza... avete incontrato i big della Liguria, molti già operano a Dubai. Le piccole e medie imprese?

«Arriviamo al terzo punto: le pmi sono il 97% del patrimonio industriale italiano,e qui spesso troviamo quegli elementi di interesse di cui dicevamo prima. Bene, oggi sono iscritte alla Camera di commercio a Dubai 400 imprese italiane: vogliamo aumentare questa collaborazione, anche per proporci nel nostro ruolo di snodo, di hub all’interno della nostra regione».

In che senso?
«Dubai non è solo un punto di arrivo, ma anche di partenza per tutte le imprese che vogliono fare affari nell’area del Golfo, ma anche dei Paesi dell’ex Unione Sovietica e dell’Africa: abbiamo aperto uffici di rappresentanza in diversi Paesi per accompagnare le imprese che operano con noi in un percorso di internazionalizzazione».

In Occidente gli Emirati sono garanzia di stabilità, ma le tensioni sul Qatar preoccupano molto.

«Gli altri Paesi del Golfo si sono già ampiamente espressi. Sono convinto che troveremo presto una buona soluzione».

Non è che in realtà siete qui per comprarvi il Genoa?

«Beh, non è l’obiettivo della visita, ma chissà... ogni business deve essere valutato per le opportunità che può dare».

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