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Cybersicurezza, in Italia un’impresa su due colpita da un attacco hacker

Roma - Il dato emerge da un “Occasional Paper” di Bankitalia: il 30,3% delle aziende, pari al 35,65 del totale degli imprenditori, riferisce di aver avuto danni da cyberattacchi tra il settembre 2015 e il settembre 2016.

Roma - Un’impresa italiana su due ha subito almeno un attacco hacker. Il dato emerge da un “Occasional Paper” di Bankitalia, curato da Claudia Biancotti, secondo il quale, benchè solo l’1,5% delle imprese italiane non impieghi misure di cybersicurezza, il 30,3% delle aziende, pari al 35,65 del totale degli imprenditori, riferisce di aver avuto danni da cyberattacchi tra il settembre 2015 e il settembre 2016. Tuttavia, tenendo conto di tutti coloro che sono riluttanti ad ammettere di aver subito cyberattacchi o che non sono in grado di scoprirli, il va corretto al rialzo e fa salire le imprese colpite dagli hacker al 45,2%, per un totale del 56% di imprenditori coinvolti. Il rapporto evidenzia anche che il rischio cybersicurezza in Italia è in realtà molto più elevato rispetto a questo cifre, poichè il settore finanziario, la sanità, l’educazione e l’assistenza sociale sono escluse dal campione preso in esame dalla ricerca, pur essendo tutti comparti fortemente esposti ai cyberattacchi.

Lo studio spiega che attualmente le aziende più soggette ai cyberattacchi, non solo in Italia ma nel mondo, non sono più quelle legate ai sistemi militari, alle grandi infrastrutture o che forniscono i servizi di pagamento online, ma, come dimostrano i casi di Anthem e Yahoo, gli hacker si concentrano innanzitutto sulle imprese che archiviano una grande quantità di dati personali, e dunque nel loro mirino c’è ormai la maggior parte delle imprese manifatturiere e dei servizi. Gli hacker mirano a colpire gli anelli deboli della catena di approvvigionamento dei dati, penetrano in una falla esistente nella rete sicurezza di un sistema per colpirne anche altri. I `cloud´, l’e-commerce, i social network, la consulenza manageriale e gestionale, i servizi ad alta intensità di conoscenza sono tutti settori basati sullo scambio di informazioni digitalizzate e hanno dimensioni transfrontaliere che li rendono più vulnerabili ai cyberattacchi. I dati disponibili da questo punto di vista sono poco conosciuti e spesso le statistiche sono fornite dalle aziende che si occupano di cybersicurezza e dunque potenzialmente a rischio di conflitto di interesse.

L’Occasional Paper di Bankitalia punta a fornire un quadro della situazione in Italia e si basa sui dati che via Nazionale raccoglie due volte l’anno su tutte le imprese non finanziarie italiane con almeno 20 addetti. Dagli ultimi numeri disponibili emerge che appena l’1,5% delle imprese italiane non prende precauzioni per garantire la propria cybersicurezza, una percentuale che si riduce allo 0,7% nel Nordest e sale al 2% nel Sud e nelle Isole, che scede allo 0,1% nelle aziende con oltre 500 addetti e sale all’1,7% in quelle con meno di 50. La quota di aziende che riferisce di aver subito almeno un attacco da parte degli hacker è complessivamente del 30,3%, mentre quanti non lo sanno o non rispondono, e dunque non ne sono consapevoli, è del 9,4%. Percentuali che restano più o meno uguali nel Nordest, mentre salgono notevolmente al Centro (rispettivamente 35,3% e 10,9%), nelle imprese tra i 200 e i 500 addetti (36,7% e 17,9%) e in quelle che esportano tra un terzo e i due terzi del loro prodotti, cioè che hanno una forte esposizione con l’estero (34,6% e 11,1%).

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