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Pitto (Fedespedi): «Siamo pronti alla sfida del digitale»

Genova - Il numero uno di Spediporto risponde all’offensiva dei big di Internet.

Genova - Non è passata inosservata fra gli spedizionieri italiani la sfida lanciata dai giganti del web come Uber e Google agli operatori tradizionali della supply chain (vedi “L’Avvisatore Marittimo” del 23 ottobre scorso sui servizi della società Beacon). Ma la categoria non è impreparata al confronto. Da quest’anno, con l’arrivo della presidente Silvia Moretto, Fedespedi ha istituito al proprio interno una commissione apposita, It and digital innovation advisory body, guidata dal presidente di Spediporto, Alessandro Pitto. «Per noi - afferma Pitto - la digitalizzazione è un tema centrale, che impatta pesantemente sul nostro business. Ignorare il fenomeno - aggiunge - non si può». L

a commissione si è già incontrata diverse volte per affrontare incursioni nei territori degli spedizionieri, che, spiega ancor Pitto, «arrivano da diverse direzioni: dai disruptor, ossia i giganti del web, ma anche dagli armatori. Sono tutti soggetti con spalle larghe o start-up della Silicon Valley, che hanno una grande facilità a raccogliere fondi. Penso a Flexport, uno spedizioniere digitale che in poco tempo ha raccolto un miliardo di dollari. L’accesso ai fondi da parte di queste realtà è quasi illimitato». Secondo una stima di Spediporto, i capitali investiti fra 2012 e 2017 dai venture capital in imprese dello shipping e della logistica digitale ammontano a circa 3,3 miliardi di dollari, da Flexport a Nyshex e Freightos, per citare alcune delle realtà maggiori. «La differenza - dice Pitto - verrà fatta da chi saprà gestire, interpretare e utilizzare l’enorme quantità di dati che avrà a disposizione. Tradizionalmente i grandi shipper non sono in grado di gestire al meglio l’informazione che riguarda i propri flussi logistici, in quanto questa informazione si trova spezzettata e confinata in “silos” differenti e non collegati. Gli spedizionieri e gli operatori logistici spesso hanno una migliore conoscenza dei flussi logistici rispetto ai clienti. Saranno vincenti gli operatori che sapranno accedere a tali dati per proporre soluzioni di ottimizzazione dei flussi stessi». A fare la differenza, insomma, non sarà soltanto la possibilità di tirare via un prezzo stracciato, ma la capacità di elaborare i dati per ottimizzare il servizio. In questo modo lo spedizioniere potrà «suggerire soluzioni logistiche che creino opportunità di risparmio per centinaia di migliaia di euro». Il tema della gestione dei dati è cruciale per l’iniziativa di Fedespedi.

A preoccupare sono la riservatezza e la proprietà delle informazioni. Pitto ricorda il caso di Amazon , che raccoglie dati gestendo le spedizioni di venditori e compratori che utilizzano la piattaforma. Così facendo acquisisce informazioni sui flussi di mercato che transitano sul proprio sito, a esempio su dove, quali e quanti prodotti si vendono, per poi utilizzarli lanciando un proprio marchio che fa concorrenza agli altri. «E’ rischioso - dice il presidente di Spediporto - mettere dati nelle mani di una piattaforma. Siamo più sicuri se questi dati sono gestiti da un’entità di cui lo spedizioniere ha il controllo, piuttosto che darli a start-up che non si sa come li gestiranno».
Di qui l’iniziativa della commissione di Fedespedi sull’information technology. L’intento è dare un supporto informativo agli associati e, se l’esigenza sarà sentita, di mettere a fattore comune le risorse per promuovere nuove iniziative. Si partirà con un’indagine conoscitiva dello stato della digitalizzazione degli spedizionieri italiani e sulla loro percezione del fenomeno, per individuare quali parti del processo di spedizione ha più urgenza di essere digitalizzato. «Non raccoglieremo un miliardo di dollari - conclude Pitto - ma vogliamo sviluppare iniziative che attirino investitori».

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