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Industria dell’Eurozona debole, rimbalza il mercato dell’auto

Roma - «Siamo entrati in una fase recessiva», afferma il vicepresidente di Federmeccanica, Fabio Astori dopo che l’indagine congiunturale sul settore rileva un calo della produzione dell’1,1%.

Roma - Peggiora a settembre lo stato di salute del settore manifatturiero dell’Eurozona e i segnali negativi arrivano soprattutto dall’economia tedesca. In Germania il Markit Pmi - l’indice che nasce dall’indagine condotta sui direttori d’acquisto delle principali aziende europee - raggiunge i livelli minimi da giugno 2009 (41,7 contro il 43,5 di agosto). È il nono mese consecutivo di ribassi. Al di sotto della soglia di 50 punti (valore che indica lo spartiacque tra fase di contrazione e di miglioramento) si colloca anche l’Italia, con un calo dell’indice a 47,8 dai 48,7 di agosto. E proprio per le stime di crescita del nostro Paese arriva un nuovo taglio da parte dell’agenzia di rating Fitch: nel 2019 il prodotto interno lordo resterà fermo, a fronte della precedente previsione di una crescita dello 0,1%. Tagliate da un +0,5% a un +0,4% anche le stime sul 2020 mentre nel 2021 l’agenzia di rating ipotizza un aumento del Pil dello 0,6%.

«Siamo entrati in una fase recessiva», afferma il vicepresidente di Federmeccanica, Fabio Astori dopo che l’indagine congiunturale sul settore rileva un calo della produzione dell’1,1% rispetto al primo trimestre, sul quale pesa la cattiva performance dell’automotive. Invita a reagire il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. A settembre però il mercato dell’auto va meglio e registra un incremento del 13,39% - primo segno positivo da aprile - con 142.136 immatricolazioni. È una crescita solo apparente, però, dovuta in realtà al confronto con un mese, settembre 2018, dai volumi particolarmente bassi (-25,4%) per la precedente corsa delle case automobilistiche a registrare il maggior numero possibile di veicoli non in regola con la nuova normativa sull’omologazione Wltp.

Da inizio anno sono state vendute 1.467.668 vetture, con una flessione dell’1,61% rispetto all’analogo periodo del’anno scorso. Registra un incremento anche il gruppo Fca che a settembre ha immatricolato 1.418 auto, l’11,43% in più dello stesso mese del 2018. Il presidente del Centro Studi Promotor, Gian Primo Quagliano, spiega che il bilancio del 2019 resta in rosso. «Emerge una cauta fiducia sull’andamento dell’ultimo scorcio dell’anno - osserva - che non dovrebbe però portare le immatricolazioni a fine 2019 oltre il livello del 2018 (1.910.564) con la conferma di un volume di vendite su base annua inferiore del 23,4% al livello ante-crisi (2007)».
Michele Crisci, presidente dell’Unrae, l’associazione delle case automobilistiche estere, chiede «interventi urgenti per svecchiare il nostro parco circolante che presenta un’anzianità media fra le più elevate in Europa». Il comparto delle vetture diesel presenta un nuovo calo a doppia cifra (-13%), mentre - sottolinea Paolo Scudieri, presidente dell’Anfia - registra una nuova quota record per le auto ad alimentazione alternativa, 18,8%, la più alta da dicembre 2014, con volumi in crescita del 59% a settembre e del 13% nei primi nove mesi del 2019.

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