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Lo shipping a caccia di carburanti verdi

Genova - Delle oltre 55 mila navi di tonnellaggio maggiore che oggi solcano gli oceani di tutto il mondo, meno del 10% saranno dotate di scrubber, i catalizzatori che consentono di limitare le emissioni.

Genova - Delle oltre 55 mila navi di tonnellaggio maggiore che oggi solcano gli oceani di tutto il mondo, meno del 10% saranno dotate di scrubber, i catalizzatori che consentono di limitare le emissioni. È per questo che l’American Bureau of Shipping, uno dei principali registri navali al mondo, oggi - lunedì 25 marzo - nell’annuale Committee nazionale che si tiene e Montecarlo e che raduna non solo la parte italiana di Abs, ma ormai buona parte dell’Europa sotto la presidenza di Cesare d’Amico, ha invitato uno dei principali player del settore petrolifero, la Total, per capire quali saranno le soluzioni tra meno di un anno. Perché gran parte degli armatori ha già fatto una scelta, quella di rivolgersi al carburante green: «Le nuove regole che arriveranno a breve e che consentiranno di abbattere le emissioni, sono solo il primo momento di un percorso più lungo – spiega Paolo Puccio, responsabile di Abs Italia – Gli armatori hanno già scelto, come dimostrano i numeri. Adesso però dobbiamo pensare al 2030 e al 2050 e ne parleremo al comitato: il comparto navale trasporta il 90% dei beni nel mondo, ma è responsabile del 2-3% della Co2 prodotta globalmente. Quale altro settore ha queste percentuali? L’Imo ha posto però degli obiettivi ancora più ambiziosi».

L’orizzonte dunque si allunga: «Adesso ci poniamo domande sul breve periodo, come quella della reperibilità dei carburanti a basso contenuto di zolfo, ma il mercato si sta preparando anche se circa duemila scali nel mondo non lo avranno disponibile». Però si tratta di una situazione sotto controllo, mentre i prossimi obiettivi sono «decisamente sfidanti: nel comitato parleremo di quello che dovrà accadere tra 10 e 30 anni. I limiti si abbasseranno ulteriormente e già ora dobbiamo pensare a quale propulsione sarà più adatta per le navi del futuro» ragiona Puccio. Una tecnologia, come quella dell’aria insufflata che riduce la resistenza della carena, permette risparmi; la tecnologia aiuta, ma non basta; le vernici aumentano le performance, ma l’abbattimento di emissioni richiesto è molto alto. Le alternative sono i carburanti sempre più verdi. L’Lng nella speciale classifica delle future risorse di energia per alimentare una nave, è ai primi posti: garantisce potenza, ha un volume accettabile anche se quasi doppio rispetto al carburante tradizionale ed è una tecnologia matura per l’industria dello shipping. Il resto è ancora alla fase iniziale: il metanolo garantisce metà potenza, le batterie sono in fase iniziale sul fronte dell’energia rilasciata e occupano molto spazio e a bordo ingombrano 31 volte di più del normale combustibile. Si tratta di alternative ancora limitate dal punto di vista tecnologico e non “mature” per lo shipping. Le soluzioni saranno vagliate domani al comitato: «Genova per Abs è diventata ancora più centrale: dai nostri uffici siamo responsabili non solo del mercato italiano, ma anche di Portogallo Spagna, Monaco, Svizzera, Croazia e Slovenia», spiega Puccio.

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