SERVICES

I giganti del petrolio stregati dal sistema che riportò a galla la Concordia

Genova - Sono 13 le piattaforme e 30 i pozzi che Eni vuole chiudere nell’Adriatico con un investimento, nei prossimi tre anni, di oltre 100 milioni.

Genova - Sono 13 le piattaforme e 30 i pozzi che Eni vuole chiudere nell’Adriatico con un investimento, nei prossimi tre anni, di oltre 100 milioni. Nel Mare del Nord l’associazione britannica dell’industria off-shore, la Oil and Gas UK, stima in 50 miliardi di sterline, 57,5 miliardi di euro, il costo del decommissioning o smantellamento per i prossimi 15 anni. A livello mondiale, il costo sale a 200 miliardi di dollari. Per l’industria petrolifera e per i governi, che co-finanziano il decommissioning con il denaro dei cittadini, sono costi insostenibili. Trovare nuove tecnologie in grado di ridurli del 35% e oltre è un imperativo. Ci stanno lavorando gli ingegneri di Ardent, una società, con sede principale in America, nata nel 2015 dalla fusione tra Svitzer Salvage, gruppo Maersk, e Titan Salvage, gruppo Crowley. In gran parte l’azienda si occupa di “salvage”, recupero relitti e container caduti in mare.

Era stata Titan Salvage , con la collaborazione dell’italiana Micoperi, ad aggiudicarsi il recupero della Costa Concordia. Insieme al suo socio, aveva progettato e messo alla prova con successo un innovativo sistema per riportare a galla il relitto e trasportarlo fino a Genova. Ora ha adattato quel sistema al recupero delle gambe delle piattaforme petrolifere, le enormi intelaiature d’acciaio note come “jacket” che affondano in mare e sorreggono la struttura. Un gruppo di ingegneri di Ardent ha completato il disegno del sistema e lo ha chiamato Archimede.

British Petroleum e Shell hanno già mostrato interesse e finanziato la progettazione, e lo stesso ha fatto l’Oil and gas technology centre, Ogtc, una fondazione scozzese nata per volontà dell’industria e della politica per rendere più competitiva e pulita l’industria dell’estrazione mineraria. Stuart Martin sorride. «La tecnologia funziona e abbatte i costi. Il mercato sembra pronto a usare Archimede, di qui a poco, in diverse parti del mondo». Martin mostra un grafico sul suo computer: «Oggi smantellare una piattaforma nel Mare del Nord costa 4 mila sterline a tonnellata. Il governo inglese vuole arrivare a 3.000. Con la nostra tecnologia possiamo scendere sotto le 2.000».

Martin conosce le due facce della medaglia. Per una vita ha lavorato nell’“upstream” del petrolio e ha contribuito a disseminare il Mare del Nord di piattaforme, oggi come direttore vendite e marketing di Ardent sta chiudendo il loro ciclo. Per dare un’idea del business indica un’altra tabella sul computer: «Nel Mare del Nord ci sono 371 piattaforme petrolifere. Quaranta di loro hanno una jacket che pesa più di 10 mila tonnellate. Ma esistono solo quattro navi da sollevamento pesante in grado di rimuovere e trasportare quel peso. Quindi c’è spazio per nuove tecnologie alternative». Roger Esson fa il tifo per Archimede. Lavora per l’Ogtc, dove è il responsabile del decommissioning. «Il decommissioning è un mondo nato ieri. Le prime piattaforme sono state smantellate a inizio anni Novanta. Nel Mare del Nord solo il 12% del lavoro è stato fatto. Le competenze sono ancora da costruire. Pensiamo che Archimede sia la soluzione giusta».

Archimede è formato da 72 serbatoi galleggianti muniti di automatismi interni per caricare zavorra, come quelli usati per far riemergere la Concordia. Ogni serbatoio è il mattoncino di un grande Lego, e l’insieme dei mattoncini forma una F rovesciata lunga 100 metri e larga quaranta. L’enorme F sdraiata galleggia trainata da un rimorchiatore e raggiunge la jacket. La rimozione della piattaforma è già avvenuta: tagliata in sezioni e trasportata in un vicino porto. Resta da eliminare tutta l’intelaiatura. Fino a 10 mila tonnellate di peso e fino a 100 metri di altezza, una Statua della Libertà piantata sul fondo del mare.
Raggiunto l’obiettivo, la F affonda lentamente e si avvicina alla jacket per abbracciarla. Lo fa grazie ai meccanismi interni di zavorramento e ai cavi di acciaio, pre-installati e ancorati, che fungono per lei da binario. Dopo l’abbraccio, la L torna a galla. Su di sé ha la jacket che trasporterà fino a un porto vicino per lo smaltimento. «Archimede riesce a portare questi enormi pesi anche in acque poco profonde: gli bastano 4-6 metri. Questo ci permette di smaltire la jacket nei porti del Regno Unito e non solo in quelli, con acque più profonde, della Norvegia. Lo smantellamento è solo il 2% del valore totale del decommissioning. Ma considerato il valore totale del business, anche questo è un grande mercato».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››