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Esame superato: nascerà il “competence center” genovese

Genova - Entro fine gennaio sarà costituita l’associazione Start 4.0 che dovrà gestire le attività del centro, sarà composta da dieci persone e avrà i suoi uffici all’ombra di quel che resta del Ponte Morandi.

Genova - Il “competence center” si avvicina all’ora del decollo. Il centro di ricerca, eredità del precedente governo, che sorgerà a Genova ha superato l’esame finale al ministero dello Sviluppo economico. Entro fine gennaio sarà costituita l’associazione Start 4.0 che dovrà gestire le attività del centro, sarà composta da dieci persone e avrà i suoi uffici all’ombra di quel che resta del Ponte Morandi, in una sede del Cnr genovese in Valpolcevera. E sono quasi dodici i milioni di euro che il centro, nella sua fase iniziale, riceverà dal ministero. Insieme al Rina, all’Istituto italiano di tecnologia, ad Ansaldo Energia e all’Università di Genova, il Cnr è uno dei promotori del “competence center”. Ne ha curato il progetto dopo che la scorsa primavera un vizio di forma aveva costretto l’Università di Genova a un passo indietro.

L’ateneo aveva costruito l’impalcatura del “competence center” in oltre due anni di lavoro riuscendo a mettere insieme aziende del calibro di Abb, Leonardo, Fincantieri oltre a quelle già citate, agli enti di ricerca, alle Autorità portuali e ad altre aziende ancora per un totale di 36 partecipanti. Ma le regole ministeriali ammettevano alla selezione solo le università che, nelle materie di interesse del “competence center”, avessero ottenuto un voto eccellente da parte dell’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione degli atenei.
Per il “competence center” di Genova le materie erano informatica, analisi numerica, ingegneria elettronica e ingegneria delle telecomunicazioni; e il voto finale, anche se buono, non è risultato abbastanza alto. A marzo il ministero ha così scartato l’Università di Genova e il suo centro di competenza. Uno choc, reso ancora più umiliante dal sorpasso su Genova di due università fino ad allora snobbate dall’élite accademica e ora sorprendentemente promosse dal ministero: la Kore di Enna, e l’e-Campus di Novedrate. Incassato il brutto colpo, l’ateneo è corso ai ripari e ha ceduto il posto di capofila al Cnr, che ha riannodato i fili, ripresentato il progetto al ministero e, questa volta, ottenuto la promozione.

Al netto dei dieci dipendenti dell’associazione Start 4.0, che avranno compiti di coordinamento, il centro sarà una realtà diffusa su buona parte del territorio ligure. Non un nuovo grande laboratorio ma un’orchestra formata da tanti laboratori, laboratori di centri di ricerca e laboratori aziendali, che esistono e lavorano da anni ma che per la prima volta verranno razionalizzati dentro un’unica cornice. I “competence center” sono le colonne del piano Industria 4.0 varato due anni fa dall’allora ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda e tuttora in corso nonostante l’attuale governo lo abbia ridimensionato. Il ministero allo Sviluppo economico ne ha approvati otto in tutta Italia, ciascuno formato da università locali, enti di ricerca e aziende e ciascuno con una propria precisa attività.
Quella del centro genovese riguarderà la sicurezza delle infrastrutture, con ricerche che il direttore del Cnr di Genova, Roberto Marcialis, riassume in cinque punti: «Ci occuperemo di sistemi di tracciamento delle merci e dei prodotti basati sulla tecnologia blockchain, sviluppo di nuovi strumenti e tecnologie per la sicurezza delle persone, sistemi “Internet of things”, manutenzione predittiva, protezione dei porti». La dotazione iniziale di 11,8 milioni da parte del ministero servirà a far partire le linee di ricerche e a finanziarle nei primi anni, poi il centro dovrà camminare sulle proprie gambe e procurarsi i fondi da sé.
L’Università di Genova, che ha mantenuto un suo ruolo nell’iniziativa, prevede una catena di effetti positivi. Secondo il prorettore Enrico Giunchiglia, «nel breve periodo le aziende che partecipano al centro assumeranno in tutto una quarantina di persone addette alla ricerca nella sicurezza informatica e nella protezione delle infrastrutture. Nel lungo periodo avremo molti più benefici. Il 35% dei finanziamenti dovrà essere destinato a progetti d’innovazione tecnologica nelle piccole e medie imprese, che avranno una grande occasione per rafforzarsi».

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