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Il patto ancora da scrivere tra blockchain e logistica / FOCUS E VIDEO

Genova - La nuova tecnologia è sempre più vicina al mondo dei trasporti. Con qualche sorpresa.

Genova - E’ impossibile fermare le rivoluzioni tecnologiche. E la blockchain non fa eccezione. «Alla fine le innovazioni si impongono comunque: è bene prepararsi e capire che ruolo possono giocare i diversi operatori» spiega Paolo Guglielminetti, partner di Pwc. In fondo l’obiettivo di rendere più sicura, efficiente e veloce la transazione - o lo scambio di documenti vitali per il viaggio della merce - è un obiettivo condiviso. La blockchain è lo strumento più richiesto dal settore, quasi di moda. Guglieminetti spiega che però esistono anche criticità come la «scarsa maturità digitale» e il «rischio di oligopolio», ma per Pwc il bicchiere è comunque mezzo pieno. «La spinta mediatica è però andata molto avanti, quasi come se la tecnologia fosse già pronta. Ma quello che cerchiamo di studiare è: cosa possiamo realmente fare, senza farci ingannare?». È l’approccio di Massimo Maresca, docente di software platforms all’Università di Genova.

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«Identificazione e certificazione sono due punti fondamentali - risponde il presidente di Hub telematica Giorgio Cavo - E se la blockchain è un brand che vende e che serve per “fare sistema”, allora ben venga». La transazione sicura come mezzo e non come fine, quasi a smuovere le barriere anche culturali che impediscono agli operatori di condividere le informazioni e quindi non permettono di fare sistema. «La blockchain dovrà essere pubblico/privata - spiega Nicola Bassi, responsabile area nuovi servizi Uirnet - Ci sono ambiti di applicazione di interesse pubblico che prevedono utilizzo e certificazione tra privati che hanno effetto normativo. Pensiamo a Sistri che pure aveva problemi tecnici: era una tracciabilità di scambi tra privati che aveva però implicazioni pubbliche». Le tecnologia potrebbe portare una rivoluzione sul fronte occupazionale. Non è detto in senso negativo: «C’è spesso un’eccessiva euforia e ad oggi sono pochi a lavorare con questi sistemi: si tratta soprattutto di grandi compagnie. Il nostro lavoro cambierà, bisogna capire come, ma esistono anche opportunità» spiega Pietro Abbona, del gruppo giovani di Assagenti che mercoledì affronterà la rivoluzione tecnologica in un seminario con i colleghi di categoria. «Abbiamo già casi concreti: come quello sulla tracciabilità della filiera vitivinicola: è un caso unico al mondo» dice Giuseppe Bertone, responsabile della struttura distributed ledger technology di Almaviva. «La blockchain non può essere chiusa: ti permette di fare business con persone di cui non ti fidi» ha concluso Daniele Mazzei, cto di Things on Internet.

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