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L’officina che porta i robot nelle acciaierie / LA STORIA

Genova - Un enorme braccio meccanico afferra e sposta un rullo per la laminazione dell’acciaio e lo sostituisce con un altro. Sul braccio è inciso il nome Kuka, azienda tedesca di Augusta numero uno della robotica in Europa e da un anno di proprietà della cinese Midea

Genova - Un enorme braccio meccanico afferra e sposta un rullo per la laminazione dell’acciaio e lo sostituisce con un altro. Sul braccio è inciso il nome Kuka, azienda tedesca di Augusta numero uno della robotica in Europa e da un anno di proprietà della cinese Midea. Qui però non siamo ad Augusta e nemmeno nel Guangdong ma a Sestri Ponente nell’officina di un’azienda specializzata in robot per operazioni difficili. «Robot che aiutano l’uomo a svolgere compiti che non può fare da solo e di cui non può fare a meno». David Corsini, 64 anni, è il fondatore dell’azienda che fino a ieri si chiamava Telerobot Labs e oggi, dopo essere stata acquisita dalla multinazionale friulana Danieli Officine Meccaniche, ha cambiato poco fantasiosamente il suo nome in Danieli Telerobot Labs. La loro fantasia Corsini e colleghi la investono tutta nel lavoro.

«Questo - dice l’imprenditore indicando il braccio solleva-rulli - lo ha costruito Kuka, di cui siamo partner, e noi gli stiamo aggiungendo delle componenti e delle funzioni. Quest’altro si chiama Joy Bot, lo abbiamo inventato noi. È una specie di joy-stick evoluto che permette all’uomo di interagire con il braccio robotico o con altre macchine per rispondere agli imprevisti».

La reazione dei robot agli imprevisti è da anni ormai la specialità di quest’officina genovese da cui escono robot che bonificano edifici dall’amianto, altri che ispezionano i gasdotti nel mare a 2.000 metri di profondità o che trattano i rifiuti nucleari, altri ancora che misurano la temperatura nei forni siderurgici. Quest’ultimo genere appartiene alla nuova stagione dell’azienda. La Danieli Officine Meccaniche è leader mondiale nella produzione di impianti siderurgici e ha dato alla sua nuova affiliata il compito di portare l’intelligenza artificiale in uno dei settori industriali più antichi del mondo. Più antichi e più rischiosi. «Nella siderurgia i nostri robot non eliminano il lavoro dell’uomo, lo rendono più sicuro», sintetizza Corsini.

Il filone siderurgico sta portando fortuna - «il nostro fatturato in un anno è aumentato del 30%», dice il fondatore - ed è l’ennesimo nuovo capitolo nella storia di un’azienda che nei suoi neppure trent’anni di vita ha saputo cambiare più volte pelle e risollevarsi da un fallimento. Fondata negli anni ’90, la Telerobot nel 2009 era stata comprata da un fondo di private equity che attraverso una serie di acquisizioni l’aveva portata a un giro d’affari da 30 milioni, con 4 sedi in Italia e una partecipata in Brasile. Anni dopo Corsini è uscito dal gruppo e ne ha riacquistato il ramo genovese. La parentesi del private equity, però, non si è ancora definitivamente chiusa. Durante quegli anni la Telerobot aveva acquisito uno stabilimento ex Alcatel nel casertano che poi, dopo il tracollo del suo principale cliente, Alcatel appunto, è fallito. Corsini all’epoca era nel consiglio d’amministrazione e oggi è indagato dalla procura di Santa Maria Capua Vetere per bancarotta fraudolenta. «Abbiamo fatto l’impossibile per lo stabilimento e i suoi dipendenti. Abbiamo cercato di salvarlo rimettendoci i risparmi di una vita. Sono certo che la giustizia farà luce sulla verità»

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