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«Concorso internazionale per la Centrale di Genova» / GALLERY

Genova - Il progetto Futur-E è un’iniziativa nata due anni fa,e coinvolge le 23 centrali dell’Enel non più operative sparse sul territorio nazionale. L’obiettivo è riqualificare queste strutture: non c’è un particolare vincolo di destinazione, ma piuttosto dei criteri da seguire

Genova - Il progetto Futur-E è un’iniziativa nata due anni fa, e coinvolge le 23 centrali dell’Enel non più operative sparse sul territorio nazionale. L’obiettivo è riqualificare queste strutture: non c’è un particolare vincolo di destinazione, ma piuttosto dei criteri da seguire, i più importanti dei quali sono la sostenibilità economica e sociale del progetto (deve cioè produrre reddito e occupazione), oltre al rispetto dei principi dell’economia circolare (le strutture delle centrali vanno preservate e sfruttate per le nuove destinazioni d’uso, in sinergia con il contesto che le circonda).

L’Enel si occupa di ascoltare i desiderata dei territori circostanti alle centrali, procede alla ricerca di potenziali investitori, scambia i dati con le comunità locali, per arrivare a realizzare il progetto più condiviso. Sulla carta, la Centrale Enel a carbone del porto di Genova rientra nel progetto Futur-E: l’impianto, aperto nel 1929, non è più in attività da marzo 2017.

Come annunciato a inizio mese dalla presidente Sara De Maestri sul Secolo XIX, il 30 settembre Italia Nostra e l’Associazione italiana per il patrimonio archeologico industriale (Aipai) hanno depositato presso la Soprintendenza ligure una richiesta di vincolo sull’edificio, per tutelarne non solo il manufatto originario esterno, ma anche i macchinari conservati al suo interno. Dunque fino a questo momento ci sono un possibile progetto e un possibile vincolo, ma il percorso di conservazione della centrale potrebbe essere più tortuoso: «La struttura e le aree sulle quali si trova non sono infatti di proprietà dell’Enel” spiega Davide Olivieri, professore di progettazione presso la facoltà di Architettura dell’Università di Siviglia. Come De Maestri, docente del dipartimento di Ingegneria civile dell’ateneo genovese, anche Olivieri lavora da tempo sul tema della Centrale, nell’ambito di un progetto di ricerca internazionale tra le facoltà di Architettura di Genova e Siviglia, con direttori della ricerca Carmen Andriani e Antonio Tejedor Cabrera. «Le aree sono dell’Autorità di sistema portuale, cui allo stato attuale l’Enel dovrà restituire la struttura bonificata, quindi spogliata di tutti gli impianti, a partire dal 2020». Di conseguenza non è l’Enel a poter decidere del futuro della centrale, ma l’ente che governa il porto.

La struttura si trova però in una concessione demaniale all’interno del Bacino della Lanterna, dove convergeranno gli interessi industriali del porto di Genova post-Terzo Valico: l’alleanza tra l’imprenditore Aldo Spinelli e il secondo più grande armatore mondiale nel settore container, Gianluigi Aponte, punta a realizzare intorno alla Centrale un nuovo terminal portuale, che si incastrerà tra un altro terminal in costruzione (quello di Calata Bettolo, di cui Aponte è azionista di maggioranza, a Levante) e quello già esistente di proprietà dello stesso Spinelli (Genoa Port Terminal, a Ponente).

Non solo, ma la Superba, società del gruppo Pir di Ravenna, chiede uno spazio proprio sulle aree dell’Enel per trasferire i depositi chimici attualmente a Multedo, perché quello è il punto più lontano in porto dalle case.

Comune e Regione sono alla ricerca di una soluzione alternativa (altrimenti l’azienda dopo 30 anni di attesa paventa la chiusura) ma fino a questo momento la situazione è in stallo.

Gli studi hanno dimostrato che la Centrale, spogliata dalle sovrastrutture esterne (i filtri bianchi e rossi sul tetto, i nastri intorno all’edificio) conserva un vasto patrimonio di archeologia industriale, e la sua ristrutturazione potrebbe seguire altri percorsi virtuosi già visti in Europa: la Tate Modern e la Battersea Power Station di Londra, il grande spazio pubblico dei Meiderich Ironworks di Duisburg, oltre alle già citate centrali Meomartini di Roma e quella di Lisbona.

Potrebbero nascere anche soluzioni meno paludate: per la centrale turbogas di Alessandria, Futur-E ha selezionato lo sviluppo di un parco dedicato agli sport estremi. Nel 2020, la Centrale Enel di Genova però tornerà nelle mani dell’Authority, che ha il compito di darlo in concessione per nuovi fini industriali.

Se non ci sarà vincolo, l’edificio può essere abbattuto: «Sarebbe un peccato - dice Olivieri -. Specie avendo la possibilità di sfruttare un progetto come Futur-E e con l’opportunità data dalla vicinanza al monumento-simbolo della città, la Lanterna, recentemente resa accessibile alle visite e arricchita da un museo. La mia idea, sarebbe quella di realizzare un concorso di idee per il futuro della Centrale. Ovviamente tutto è in mano all’Authority». Per farne cosa? La città è piena di grandi spazi inutilizzati, per rimanere sul fronte mare basta ricordare il capannone Nouvel della Fiera o l’Hennebique che affonda nella palude burocratica: «Un concorso internazionale di idee servirebbe proprio a questo: cominciare a selezionare quelle migliori, che un domani l’Authority potrebbe portare all’attenzione dell’Enel. Ma appunto, un’eventuale organizzazione dovrebbe essere nelle mani dell’ente portuale, in quanto proprietario della Centrale. Un museo dell’industria (come ipotizzato da Fondazione Ansaldo, ndr) è certamente un’ipotesi, ma a mio parere non deve essere l’unica: un concorso di idee servirebbe proprio a trovare la destinazione migliore per queste aree».

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