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Dai porti alle consegne: il lavoro “rubato” dall’automazione / FOCUS

Genova - Un sondaggio rivela: due americani su tre sono contrari alle nuove tecnologie.

Genova - Nel settore marittimo e portuale, l’automazione avanzata è già un tema di battaglia politica e sindacale: quasi due anni fa i camalli di Rotterdam bloccavano il porto per chiedere di non essere sostituiti dai robot nel nuovo mega-terminal di Maasvlakte 2, e nel Mediterraneo serpeggia l’inquietudine tra gli addetti ai lavori, alla ricerca della formula per mediare tra le servitù territoriali sempre più ampie richieste da porti incastrati dentro le città, e la bassa occupazione determinata dalla crescente domanda di tecnologia necessaria per stare al passo con il mercato.

Tutta l’industria in genere oggi è alle prese con interrogativi simili, e cresce - non solo tra chi oggi è già adulto, ma anche tra i più giovani - il timore per la disoccupazione tecnologica già teorizzata negli Trenta dall’economista inglese John Maynard Keynes e oggi più che mai di attualità: i poli tecnologici mondiali, Silicon Valley in primis, sviluppano ogni giorno robot, computer e intelligenze artificiali che in capo a qualche anno promettono di rivoluzionare la vita di tutti. Ma, per rimanere negli Stati Uniti, due persone su tre non vedono di buon occhio l’automazione che minaccia i posti di lavoro, come emerge da un sondaggio dell’istituto americano Pew Research Center.

Stando all’indagine, il 72% dei 4.000 americani intervistati è preoccupato da un domani in cui robot e computer arriveranno a poter fare molti dei lavori finora svolti dall’uomo. Per due su tre, questo scenario renderebbe più difficile trovare un impiego, mentre in tre su quattro paventano l’acuirsi delle diseguaglianze sociali. Il 67% inoltre teme lo sviluppo di algoritmi che possano valutare i candidati e decidere chi assumere. Solo un terzo del campione è entusiasta di un mondo in cui le macchine lavorano al posto dell’uomo, mentre l’idea che il colloquio sia fatto da un programma informatico piace ad appena il 22%. Bill Gates, co-fondatore di Microsoft, ha persino avanzato l’idea che i robot che svolgono lavori umani dovrebbero pagare le tasse.

Stando a un recente sondaggio di Radioimmaginaria, la web radio gestita dagli adolescenti europei, in Italia il 53% dei teenager - quindi quelli che vengono definiti “nativi digitali” e dovrebbero avere più familiarità e fiducia nell’alta tecnologia rispetto alle generazioni precedenti - ha paura che i robot porteranno alla perdita di molti posti di lavoro, benché allo stesso tempo il 63% non rinuncerebbe mai all’intelligenza artificiale e il 60% si sente preparato ad affrontarne l’impatto.

Tornando negli Stati Uniti, resistenze minori si registrano nei confronti delle auto a guida autonoma, che preoccupano il 54% degli intervistati ma vanno a genio al 40%. Per la stragrande maggioranza degli statunitensi, le auto senza pedali e volante regaleranno una vita più indipendente ad anziani e disabili, ma porteranno guai a chi guida per vivere. Lo sviluppo di robot che si prendono cura degli anziani è lo scenario più accettato, con il 47% contrario e il 44% a favore: il badante umanoide da un lato allevia il carico per le famiglie, ma dall’altro rischia di far sentire gli anziani ancora più isolati.

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