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La marea nera minaccia il Brasile. Bolsonaro: «Responsabilità straniere»

San Paolo - In Brasile l’ambiente non ha tregua: dopo i devastanti incendi in Amazzonia, 1.500 km di spiagge del nord-est incontaminate fino a poche settimane fa sono ora alle prese con una marea nera.

San Paolo - In Brasile l’ambiente non ha tregua: dopo i devastanti incendi in Amazzonia, 1.500 km di spiagge del nord-est incontaminate fino a poche settimane fa sono ora alle prese con una marea nera, mettendo a rischio la fauna marittima e il turismo. Dell’esteso disastro ambientale nella regione nord-orientale - dove l’enorme chiazza di petrolio è stata segnalata un mese fa - e dell’emergenza tutt’ora in corso si hanno notizie grazie alle fotografie di gabbiani, tartarughe e cormorani intrappolati nel petrolio, pubblicate sui social. Sulle spiagge ripulite finora sono state recuperate più di 100 tonnellate di greggio.

Per settimane il governo del presidente di estrema destra Jair Bolsonaro ha minimizzato i rischi della marea nera, affermando di avere tutto sotto controllo. In realtà le cause della sciagura ambientale non sono ancora certe, ma ad ogni modo il governo ha già formalmente escluso la possibilità che sia stata causata da una fuga di greggio legata ad attività estrattive offshore della Petròleo Brasileiro, in quanto le tracce prelevate dai litorali risulterebbero incompatibili con il materiale da loro estratto. «È un disastro molto preoccupante», ha commentato la compagnia petrolifera brasiliana Petrobras, assicurando che il materiale raccolto sulle spiagge «non è di origine brasiliana». Il presidente Bolsonaro denuncia «un inquinamento venuto dall’estero, un atto criminale», dicendo di aver un’idea del responsabile, ma per fare nomi aspetta di avere tutte le prove. «Il petrolio potrebbe essere stato scaricato in mare volutamente» ha detto il controverso capo di stato.

Quel tratto di mare rientra nella rotta percorsa con una certa frequenza da più di 140 navi. A lanciare l’allarme per i reali effetti della marea nera sulla fauna marittima è l’Istituto ambientale brasiliano (Ibama) - da mesi in rotta con Bolsonaro - sottolineando che riguardano ben 8 Stati - Alagoas, Cearà, Maranhao, Paraiba, Pernambuco, Piaui, Rio Grande do Norte e Sergipe - oltre a ambientalisti e volontari.

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