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Imo 2020, aumentano le preoccupazioni / FOCUS

Genova - Dubbi sulla disponibilità dei combustibili, sulla loro qualità e sui rischi per le navi e l’ambiente.

Genova - In attesa di sapere che cosa accadrà davvero il prossimo primo gennaio 2020, quando entrerà in vigore il limite di emissioni navali di zolfo dello 0,5 per cento, stabilito dall’Imo, si moltiplicano le previsioni di scenari catastrofici per l’economia marittima.

Due voci autorevoli in questo senso sono state nei giorni scorsi quella di Intercargo, che pone il problema della creazione di un mercato efficiente del fuel pulito in assenza di certezze su quale sarà la domanda, e quella di The Standard Club che, da un’ottica assicurativa, prospetta un aumento di contenziosi multimilionari per i danni che potranno causare combustibili non conformi con le specifiche dei motori. In un caso come nell’altro, emerge l’insofferenza del mondo dello shipping verso questa scadenza del 2020 e lo sforzo che viene compiuto, se non di rimandarla, almeno di attutirne gli effetti. E proprio sui possibili effetti, quindi, si esercitano i ricercatori del settore.

Intercargo, associazione che rappresenta il 25 per cento della stiva portarinfuse internazionale, ha espresso il proprio malcontento per il rischio che ci sia carenza di combustibile pulito sul mercato internazionale. Per questo, propone che già prima della scadenza del primo gennaio si cominci a testare il sistema distributivo. «E’ estremamente preoccupante - afferma Intercargo in un comunicato - che finora i combustibili in regola con le nuove norme siano stati messi a disposizione per test volontari da parte delle navi soltanto in un ristretto numero di porti e a condizioni sfavorevoli. E questo perchè i noleggiatori e operatori delle stesse navi non sono obbligati attualmente a acquistare il combustibile in regola con le norme future. Per questo, la prova pratica dei nuovi combustibili e l’addestramento degli equipaggi, che è possibile soltanto in condizioni reali a bordo delle navi, sono attività che avvengono in maniera molto limitata e tendono a essere rimandate alla fine dell’anno». Secondo Intercargo, questa situazione può creare rischi per la sicurezza degli equipaggi, delle navi, del carico e dell’ambiente marino. Per il sito specializzato “Shipandbunker”, il combustibile che rispetta le nuove regole è virtualmente disponibile in tutto il mondo, in porti grandi e piccoli, ma rimane l’incertezza su come si comporterà il mercato di fronte a quella che sarà la domanda effettiva. Il problema rispetto alla richiesta di Intercargo è che la differenza di prezzo fra i diversi combustibili difficilmente porterà le compagnie a sperimentare quelli più costosi prima che la norma lo renda effettivamente obbligatorio. Fino al 2020, anche l’offerta rimarrà debole e questo non permetterà di sciogliere i dubbi di Intercargo.

La questione dei rischi potenziali dei nuovi combustibili ha anche un risvolto assicurativo, analizzato da The Standard Club. Secondo il Club, l’introduzione dei nuovi limiti coinciderà con un aumento delle richieste di risarcimento e dei contenziosi. Le difficoltà secondo gli assicuratori sono anche dovute al fatto che le navi utilizzeranno mescolanze di combustibili di fornitori differenti.

«Una petroliera che subisca un danno al motore principale - spiega David Roberts, agente del Club in Asia - mentre si trova su una rotta o in un porto molto trafficati potrebbe perdere il controllo della navigazione e scontrarsi con un’altra nave o arenarsi o entrare in contatto con strutture portuali o con altri beni. Le richieste di risarcimento che ne deriverebbero dovrebbero essere coperte dai P&I e le perdite che ne deriverebbero, nel peggiore dei casi, potrebbero ammontare a molti milioni di dollari».

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