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Il Giappone riprende la caccia alle balene

Kushiro - Due baleniere hanno lasciato il porto di Kushiro (nel nord del Giappone) lunedì mattina, inaugurando la ripresa della caccia commerciale alle balene dopo oltre tre decenni di interruzioni. La partenza delle cinque navi dall’isola di Hokkaido mette in atto la decisione presa sei mesi fa

Kushiro - Due baleniere hanno lasciato il porto di Kushiro (nel nord del Giappone) lunedì mattina, inaugurando la ripresa della caccia commerciale alle balene dopo oltre tre decenni di interruzioni.

La partenza delle cinque navi dall’isola di Hokkaido mette in atto la decisione presa sei mesi fa dal governo giapponese di lasciare la Commissione internazionale per la caccia alle balene (Iwc) e di evitare così la moratoria. Altre navi salperanno nel corso della giornata dal porto di Shimonoseki (nel Sud-Ovest): «Riteniamo che le balene siano risorse marine come i pesci e che possano essere utilizzate sulla base di criteri scientifici», ha dichiarata un funzionario del ministero dell’Agricoltura, delle foreste e della pesca. Per prevenire la caccia selvaggia l’Agenzia nazionale della pesca ha fissato delle quote per la cattura massima di 227 balene da qui a fine anno. In questo modo le autorità spiegano che «si potrebbe continuare la pratica per altri cento anni senza impattare la loro sostenibilità». A una cerimonia a Shimonoseki, il ministro dell’Agricoltura, Takamori Yoshikawa, ha ricordato l’impegno a rispettare i limiti e l’impegno a far ripartire l’industria alimentare. In base ai dati del governo, nel 1960 il consumo annuale di carne di balena nel Sol Levante era pari a 200 mila tonnellate, precipitando a circa 5.000 in anni recenti.

Il Giappone aveva aderito alla Iwc nel 1951, tre anni dopo la sua istituzione, con lo scopo di regolare lo sviluppo sostenibile della specie, ma ha deciso di lasciare l’organizzazione lo scorso dicembre dopo il rifiuto dei paesi aderenti a ripristinare la caccia ai cetacei per fini commerciali. Tokyo ha specificato che le proprie navi concentreranno le attività intorno alla zona economica esclusiva (Zee), e non più nell’Oceano antartico.

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