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Fuel pulito, ammoniaca alternativa all’idrogeno

Genova - Si tratta di una sostanza a zero emissioni e già in produzione.

Genova - La ricerca di combustibili navali sempre più puliti non conosce sosta. L’ultima frontiera per chi punta a ridurre a zero le emissioni è, in questo momento, l’idrogeno, già sperimentato sui treni e prossimo a diventare una fonte di alimentazione anche per le navi, cominciando da piccoli traghetti di cabotaggio. A fare concorrenza all’idrogeno come combustibile più pulito ci sta provando con un certo successo, anche se finora soltanto a livello di studi e ricerche, un’altra sostanza: l’ammoniaca.

Una ricerca appena pubblicata dall’Università della tecnologia di Delft e da C-Job naval architects, studio olandese di design e ingegneria navale, mostra che l’utilizzo dell’ammoniaca per alimentare i motori delle navi è una strada percorribile, una volta messe in campo le dovute precauzioni. Ci sarebbero vantaggi anche rispetto allo stesso idrogeno.

Lo studio in particolare mostra che l’ammoniaca può essere utilizzata senza pericolo e in maniera efficace come combustibile marino per ridurre emissioni dannose nell’industria navale, se vengono comprese nella progettazione una serie di misure di sicurezza. La ricerca deriva dalla tesi di laurea che Niels de Vries, attualmente architetto navale capo di C-Job naval architects, ha dedicato proprio alla possibilità di utilizzo dell’ammoniaca per il bunkeraggio navale, individuando nelle pile a combustibile a ossido solido la tecnica più adatta su cui continuare a lavorare per arrivare a un’applicazione concreta. Nella ricerca viene ipotizzata una nave per il trasporto di ammoniaca che venga alimentata dal suo stesso carico per ottenere un significativo abbattimento delle emissioni di gas serra (greenhouse gas o ghg).

«Considerando - afferma de Vries - tutte le possibilità di generare energia con l’ammoniaca, le pile a combustibile a ossido solido (Sofc, solid oxide fuel cell) sembrano quelle più efficienti. Tuttavia, restano da risolvere problemi pratici perché la densità energetica e la capacità di reazione alla richiesta di energia non sono ancora a un livello accettabile. Di conseguenza, nel breve periodo la strada migliore è rivolgersi verso il motore a combustione interna».

Già a maggio scorso uno studio aveva prospettato l’utilizzo dell’ammoniaca per la trazione navale. Lo studio di maggio è stato commissionato dal ramo europeo dell’associazione ambientalista statunitense Environment defense fund (Edf) e realizzato da Ricardo Energy and environment (gruppo Ricardo, azienda britannica che sviluppa sistemi per la produzione di energia). Secondo questa ricerca, mentre molta attenzione degli studi dedicati a combustibile in grado di produrre un livello zero di emissioni è rivolta all’idrogeno, l’ammoniaca ha a sua volta una serie di vantaggi. Fra questi, la constatazione che l’ammoniaca è già utilizzata nei fertilizzanti e quindi esistono già strutture di produzione e distribuzione a livello mondiale. In secondo luogo, si tratta di una sostanza che non richiede uno stoccaggio criogenico, cioè di essere conservata a temperature molto fredde. L’idrogeno invece deve essere immagazzinato a una temperatura di 235 gradi sotto zero. Infine esistono già procedure e standard per gestire l’ammoniaca.

«Mentre questa ricerca - prosegue de Vries - è unica nei suoi obiettivi e fornisce un notevole passo in avanti verso l’utilizzo di ammoniaca come combustibile marino, è necessario che si facciano ulteriori studi per esplorarne il potenziale e la fattibilità».

C-Jobs naval architects ha notato che, con l’Imo che ha fissato l’obiettivo di ridurre le emissioni totali annue di gas serra di almeno il 50 per cento entro il 2050 rispetto al 2008 e di arrivare a eliminare completamente le emissioni dannose, l’intera industria marittima deve guardare seriamente ai combustibii rinnovabili come idrogeno, ammoniaca e metanolo.

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