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Tirreno Power, in 26 a processo

Savona - Ventisei persone, tra dirigenti, direttori dell’impianto e membri del consiglio d’amministrazione di Tirreno Power fino al 2014, andranno sotto processo per disastro ambientale e sanitario colposo con l’aggravante della colpa cosciente

Savona - Ventisei persone, tra dirigenti, direttori dell’impianto e membri del consiglio d’amministrazione di Tirreno Power fino al 2014, andranno sotto processo per disastro ambientale e sanitario colposo con l’aggravante della colpa cosciente, ossia per la procura erano a conoscenza dell’emissione di fumi inquinanti e nocivi per la salute.

Lo ha deciso il giudice delle udienze preliminari di Savona, Francesco Meloni, al termine di una lunga camera di consiglio. Dopo quasi dieci anni di battaglie gli ambientalisti possono portare il caso della centrale vadese ad esempio nella lotta contro le centrali a carbone. Un’attività iniziata con una serie di esposti e supportata in seguito dalla consulenza disposta dall’allora Francantonio Granero e culminata con il sequestro dei due gruppi a carbone dell’undici marzo del 2014.

L’11 dicembre comincerà quindi davanti al giudice Francesco Giannone, il primo processo in Liguria per i danni provocati da una centrale a carbone. Unico precedente a livello nazionale:le condanne ai vertici dell’impianto di Porto Tolle.

«Ottima notizia - è il commento dei parlamentari di camera e senato del Movimento 5 Stelle - Segno che l’impianto accusatorio della procura era solido. Questo risultato è merito di anni di impegno e lavoro del comitato Rete Savonese Fermiamo il Carbone che abbiamo sempre supportato».

Ma in vista del processo i grillini chiedono «al ministero della Salute di seguire le orme di quello dell’Ambiente e si costituisca parte civile in un procedimento che vede migliaia di cittadini vittime e potenziali vittime della centrale».

Davanti al giudice ci saranno però anche Greenpeace, Legambiente, Medicina Democratica, Uniti per la Salute, Wwf e Anpana in veste di parti civili già ammesse. E ieri pomeriggio avvocati e rappresentanti hanno accolto con soddisfazione e larghi sorrisi la decisione del giudice.

Per l’azienda invece «il rinvio a giudizio è un passaggio obbligato dopo un decennio di indagini e imputazioni che si sono progressivamente alleggerite - si legge in una nota - Il processo sarà l’occasione per fare finalmente chiarezza su una vicenda in cui alcuni consulenti tecnici della procura sono i medesimi che avevano chiesto la chiusura dell’impianto a carbone e le cui metodologie sono già state sconfessate in altre sentenze».

Insomma, il caso Tirreno Power continua a dividere. «Siamo fiduciosi - commentano Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria e l’avvocato Stefano Bigliazzi, presidente del Centro di Azione Giuridica di Legambiente Liguria - che il dibattimento dimostrerà la fondatezza delle accuse. La gravità della situazione è stata recentemente confermata anche da uno studio del Cnr non ancora agli atti del processo ma che non potrà che aumentare la valutazione di gravità dei fatti».

Questi i 26 dirigenti a giudizio: Giovanni Gosio, direttore generale dal 2003 al 2014; Massimo Orlandi; Mario Molinari, Andrea Mezzogori, Jacques Hugé, Denis Lohest, Adolfo Spaziani, Jean-Francois Louis Yves Carriere, Pietro Musolesi, Domenico Carra; Mario Franco Leone; Olivier Pierre Dominique Jacquier, Giovanni Chiura, Aldo Chiarini, Pascal Renaud, Agostino Scornajenchi, Giuseppe Gatti, Alberto Bigi, Charles Jean Hertoghe e Luca Camerano; Pasquale D’Elia, capo centrale dal dicembre 2005 al 2014; Ugo Mattoni, direttore della Direzione Energy Management dal 2004 al 2014; Maurizio Prelati; Guido Guelfi; Andrea De Vito; Claudio Ravetta.

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