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Golfo, segnali di disgelo per la crisi che ha isolato il Qatar / ANALISI

Doha - Nuovi segnali di disgelo nella crisi diplomatica che da due anni e mezzo oppone Doha ai principali Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc).

Doha - Nuovi segnali di disgelo nella crisi diplomatica che da due anni e mezzo oppone Doha ai principali Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc): il re saudita Salman ha invitato l’emiro del Qatar a partecipare alla riunione di dicembre dell’organizzazione a Riad. I rapporti diplomatici sono interrotti dal 5 giugno 2017 quando Arabia Saudita, Emirati arabi uniti, Bahrain ed Egitto hanno simultaneamente tagliato le relazioni diplomatiche con il Qatar, accusando il piccolo emirato di sostenere i gruppi terroristici nella regione, principalmente i Fratelli Musulmani, di interferire nelle questioni interne dei loro Paesi e di avere legami troppo stretti con l’Iran, potenza sciita arci-nemica di Riad.

Nel mirino delle potenze arabe è finita anche l’emittente qatariota Al-Jazeera. Tra i motivi di tensione, anche i finanziamenti di Doha ad Hamas nella Striscia di Gaza e il sostegno in passato all’allora presidente islamista egiziano, Mohammed Morsi, disarcionato nel 2013 dall’ex capo delle forze armate, oggi presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi. Da allora i rapporti tra Qatar ed Egitto sono molto tesi.
Già nel 2014, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain richiamarono i loro ambasciatori, i quali tornarono 8 mesi più tardi, quando il Qatar costrinse alcuni capi della Fratellanza Musulmana a lasciare il Paese.

Doha ha sempre respinto al mittente le accuse ed è riuscita a sopravvivere all’isolamento fisico cui i vicini l’hanno condannata. I quattro Paesi, infatti, hanno sigillato i confini terrestri e marittimi con il piccolo emirato, chiuso il proprio spazio aereo ai voli da e per il Qatar ed espulso i cittadini qatarioti. Un tentativo, finora fallito, di strangolare l’emirato grande come l’Abruzzo e con due milioni e mezzo di abitanti: è il più grande produttore di gas naturale liquido, sede di uno dei più importanti fondi sovrani del mondo e ospita inoltre Centcom, il comando centrale delle forze armate Usa in Medio Oriente. Il Qatar ha reagito mettendo in campo estesi sforzi diplomatici e cercando di guadagnare posizioni nella comunità internazionale, anche firmando lucrose commesse militari con Usa, Francia e Regno Unito, senza dimenticare che ospiterà i mondiali di calcio nel 2022; ha inoltre rafforzato le relazioni con alcuni Paesi regionali (Iran, Turchia e Oman). Lo scorso dicembre, Doha ha anche annunciato l’uscita - dopo 57 anni - dall’Opec, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio: nonostante sia stata motivata con ragioni di carattere economico-produttive (concentrarsi sull’esportazione di gas, di cui vanta risorse ingenti) e non politiche, anche questa si inserisce nello scontro con i Paesi del Golfo, in primis con Riad, potenza regionale egemone.

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