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«Lo shale gas non conviene». Londra pensa al dietrofront

Cresce il partito dei contrari. Ma la dipendenza dall’import preoccupa il governo.

Genova - La Heriot-Watt University ha deciso di dare un taglio netto al dibattito sullo shale gas in Inghilterra, per ora focalizzato soprattutto sul pericolo ambientale. I professori sentenziano: «Non è economicamente sostenibile». Così Londra ora si interroga se convenga ancora sviluppare la tecnica di fracking che permette di sfruttare le fonti energetiche intrappolate nel sottosuolo e che sta impegnando risorse delle compagnie per miliardi di sterline. Lo shale gas, come spiega una ricerca pubblicata recentemente dall’ateneo inglese, semplicemente avrebbe costi troppo alti perché possa finire sul mercato a prezzi competitivi: «La scienza ci dice che la geologia del nostro Paese non è adatta alle operazioni che permettono di estrarre il gas».

Eppure in Uk, come spiegano diversi quotidiani locali, ci sono già tre grandi compagnie, Cuadrilla, IGas e Third Energy, che hanno già investito milioni di sterline nell’operazione. Molti siti da cui diverse compagnie sperano di ricavare il gas, hanno sì una grande riserva potenziale, ma un difficile strato geologico che non consente una estrazione a costi sostenibili. «Non si può pensare che sia facile come negli Usa: lì la situazione è diversa e l’Inghilterra ha una conformazione geologica differente» spiegano ancora dall’università britannica. Eppure le aziende stanno ancora studiando la via migliore per ottenere lo shale gas e l’associazione inglese che si occupa di oil & gas on shore e che raduna i gruppi che operano nel settore, è convinta sia necessario andare avanti: «Entro il 2035 le importazioni inglesi di gas aumenteranno dell’80% rispetto ai livelli attuali – afferma il presidente dell’associazione, Ken Cronin – Per ora non possiamo fare nessuna previsione certa, ma dobbiamo solamente completare il lavoro». La dipendenza da fonti estere preoccupa Londra che vorrebbe riuscire a sfruttare meglio i giacimenti sotterranei di cui il Paese è ricco. L’importazione di gas oggi avviene principalmente attraverso due Paesi, il Qatar e la Norvegia. E se per la seconda il problema è relativo al mercato saturo e allo sfruttamento delle risorse presenti, nel caso del Qatar la questione principale è invece relativa alla mancanza di stabilità geopolitica della zona.

«L’attività di fracking arriva con 55 milioni di anni di ritardo» spiegano dall’Università, a sottolineare che quello inglese è un gas che si è disperso in tante piccole sacche difficili da sfruttare appieno. E così ridurre la dipendenza dall’estero potrebbe non essere facile: la tecnica del fracking allarma da sempre gli ambientalisti, ma ora l’argomentazione economica potrebbe risultare decisiva e l’Inghilterra potrebbe essere così costretta dire “bye bye” al progetto dello shale gas autarchico.

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